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Alla ricerca di un nuovo patto sociale

Tommaso Nutarelli
Tommaso Nutarelli
Giugno09/ 2021

A grandi passi si avvicina la fine di giugno e quindi la fine del blocco dei licenziamenti. Una clessidra capovolta a inizio pandemia, la cui sabbia sembrava infinita, ma che ora rischia di esaurirsi senza nessuna soluzione che apra veramente la fase post pandemica. Gli effetti sociali e occupazionali a lungo termine sono difficilmente prevedibili, ma è fuori di dubbio che la tanto agognata e necessaria riforma degli ammortizzatori sociali rischia di trasformarsi in una sorta di terra promessa. Un’utopia, più che una realtà, al momento. Eppure le prospettive per la ripresa dell’economia sono più che positive.

Secondo le stime dell’Istat, il Pil della penisola dovrebbe crescere del 4,7% nel 2021, rispetto al 4% previsto lo scorso dicembre, e del 4,4% nel 2022. Una crescita confermata anche dal Fondo Monetario Internazionale. Secondo l’istituzione di Washington, l’economia, per quest’anno, segnerà un +4,3%, e per il prossimo anno il 4%. Certo permangono ancora indicatori che testimoniano una fragilità cronica del nostro paese, acuita dalla pandemia. Il rapporto deficit/Pil toccherà, per il 2021, la percentuale poco invidiabile del 160%, salvo poi scendere di due punti tra un anno. Anche sul fronte del mercato del lavoro i numeri fanno ben sperare, scongiurando, forse, la prospettiva di una jobless recovery. Nel bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, per il mese di giugno le opportunità di lavoro offerte dalle imprese saranno 560mila, con un balzo a un quasi 1 milione e 300mila se si considera, nel complesso, i tre mesi estivi. Numeri che, tuttavia, risentono delle diversità territoriali e settoriali. L’industria programma a giugno 163mila entrate, 36mila in più rispetto al mese scorso, e 378 mila nel trimestre. Nei servizi saranno circa 397mila i contratti di lavoro offerti, con un aumento di 134mila assunzioni rispetto a maggio, e con un incremento di 900mila posti di lavoro nel trimestre.

Si tratterà, nel 56% dei casi, di contratti a tempo determinato, nel 19% a tempo indeterminato, nel 10% in somministrazione e nel 5% in apprendistato; altre tipologie riguarderanno il restante 10% dei contratti. Aumenta anche la quota di imprese che programmano assunzioni passando dal 12% di maggio al 15% di giugno. A trainare la domanda di lavoro sono i principali comparti dell’industria manifatturiera con circa 106mila entrate complessive programmate per giugno. Negli alimentari, le entrate saranno 67mila, con un incremento del 60%. In quelle metallurgiche le assunzioni previste saranno 55mila, con una crescita del 49% su maggio, mentre in quelle elettroniche e meccaniche, i nuovi occupati saranno 52mila, pari al 15,4% in più rispetto a maggio. In decisa ripresa anche la filiera turistica con 99mila entrate, che segnano un incremento del 48%, il commercio con 84mila nuove entrate, un balzo dell’83% su maggio, e i servizi alla persona, dove i nuovi addetti saranno 73mila, pari a una crescita del 46%. Nelle costruzioni gli ingressi programmati saranno 58mila.

Venendo alle conseguenze dello sblocco dei licenziamenti, l’Ufficio parlamentare di bilancio stima, sulla base dell’andamento della produzione, del fatturato e degli ordinativi, che le uscite dal mercato del lavoro saranno 70mila, concentrati in particolare nell’industria. Uno scenario dalle tinte “non così fosche e cupe”, visto che queste fuoriuscite dovrebbero innescare un processo di turn over, favorendo soprattutto i giovani, rimasti al palo nei mesi scorsi. La stessa Commissione europea, nelle raccomandazioni inviate all’Italia, aveva bocciato la scelta del nostro paese, unica nel Vecchio continente, di congelare la possibilità di licenziare, ritenendola distorsiva del fisiologico andamento del mercato del lavoro, favorendo, in questo modo, chi è già tutelato, i lavoratori a tempo indeterminato, a discapito dei precari.

Proprio su questa misura si sta concentrando gran parte della dialettica interna alle forze di maggioranza, tra le parti sociali e il governo. L’idea di un approccio graduale e differenziato, che tenga al riparo i lavoratori da scossoni troppo forti, è stata avanzata dal ministro del Lavoro Andrea Orlando, e dal titolare dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti. Insomma Pd e Lega, dopo le distanze incolmabili su ius soli, dl Zan e dote ai diciottenni da finanziare tassando le eredità sopra a un milione di euro, sembrano aver trovato un punto di incontro – parlare di sintesi sarebbe eccessivo –. Un confronto che anima anche e soprattutto il campo di sindacati e imprese. La posizione della Cgil è quella che potremmo definire più rigorista e purista, con una proroga del divieto a licenziare fino al 31 ottobre per tutte le imprese. Quindi niente gradualità o diversificazione per settori. Una presa di posizione distante da Confindustria che, per bocca del sul presidente Carlo Bonomi, ha rilanciato l’idea di un grande patto per l’Italia, accolta positivamente dalla Cisl di Lugi Sbarra, per arginare gli effetti nocivi della pandemia

Ecco dunque che come un fiume carsico riaffiora in superficie la necessità di aprire una nuova stagione di concertazione, dove governo, imprese e sindacati dovrebbero trovare le migliori energie per rimettere in piedi il paese. Da un anno e mezzo se ne parla, ma una felice sintesi non sembra ancora essere vicina. L’ex premier Conte aveva negato e rigettato l’uso del termine concertazione, facendo abortire di fatto ogni possibile patto triangolare. L’avvento di Draghi aveva forse fatto sperare in un esito diverso, anche se nel Patto per il pubblico impiego il ruolo ricoperto dal governo è stato quello di garante, più che di un vero e proprio giocatore. Certo forse nessuno si immagina di ricalcare i passi del ’93. La situazione e le condizioni che stiamo vivendo sono del tutto diverse. Ma ancora una volta fa storcere il naso la nostra capacità di ridurci all’ultimo, di correre dietro a soluzioni per una situazione che, da tempo, sapevamo di dover affrontare.

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

Redattore de Il diario del lavoro.