Oggi Cisl e Uil in una conferenza stampa hanno approfondito la divisione del sindacato, prendendo posizioni molto dure nei confronti della Cgil.
Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti hanno accusato la confederazione di Epifani di aver abbandonato il proprio mestiere non firmando la riforma dei contratti e gli accordi contrattuali per il commercio e il pubblico impiego soltanto per motivi politici. Bonanni ha sottolineato l’importanza, in questo momento di grande crisi economica e finanziaria a livello mondiale, dell’unità sindacale. “Ognuno obbedisce alla sua natura – dice – ma non lo si può fare più di tanto”, per questo occorre “più responsabilità e fare sintesi dentro il proprio mondo e quindi con gli altri per favorire il pluralismo sindacale”.
Per Angeletti c’è stata una “torsione” da parte della Cgil del ruolo del sindacato, in un momento in cui servirebbe invece un sindacato forte e unito. La Cgil “ha deciso all’inizio dell’estate che voleva fare uno sciopero generale” e si è comportata conseguentemente nei mesi successivi. La divisione, secondo Angeletti, è iniziata con la trattativa con Confindustria. Lì sta il “cuore del problema – ha detto – perché lì è scritto il ruolo del sindacato”. “Anche il più bugiardo non può sostenere che la soluzione trovata sminuisce il ruolo della contrattazione nazionale, perché abbiamo ottenuto un contratto nazionale migliore di quello attuale”. Secondo il leader della Uil cadono le polemiche della Cgil sulla positività dell’indice d’inflazione proposto da Confindustria, avallata dalla diminuzione del prezzo del petrolio, e sulla richiesta di un modello universale per pubblico e privato, che è stato ottenuto. “Non ci sono quindi – continua – ragioni di carattere sindacale”.
Bonanni ha aggiunto che la Cgil “dice solo falsità” per giustificare il suo comportamento rispetto a un documento unitario preceduto da un numero di riunioni infinite, che se confrontato con quello attuale non presenta differenze. È falso anche – ha detto – che Confcommercio voglia riaprire il confronto e che Cisl e Uil sarebbero contrarie.
Angeletti è andato anche oltre. “Non sono più convinti – ribadisce – di voler fare il mestiere del sindacato, che significa misurarsi sempre con i problemi”.
I due segretari generali poi si sono soffermati sulle loro richieste al Governo in materia di politica dei redditi. Entrambi concordano sulla necessità di tagliare le tasse sul salario di produttività, estendendo il provvedimento strutturale anche a favore del pubblico impiego. Ancora vogliono chiedere all’Esecutivo un piano straordinario di cassa integrazione per sostenere i lavoratori che perdono il posto. Criticano il comportamento del Governo, che finora ha incontrato solo le banche e le aziende e minacciano di arrivare a uno sciopero generale se si continuasse a “lesinare e a tergiversare sui lavoratori. Ancora insistono su una politica anticiclica che sappia rispondere alla crisi economica, acuita da quella finanziaria. Per questo chiedono una cabina di regia che periodicamente monitori la situazione e blocchi l’inefficienza burocratica.
5 novembre 2008
Francesca Romana Nesci