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San Marino e dintorni, una riflessione sui frontalieri

Alessandra Servidori
Alessandra Servidori
Novembre12/ 2021

La Repubblica di San Marino ha provveduto specialmente ultimamente ad offrire profili professionali adeguati alle molteplici iniziative imprenditoriali. Una forte attenzione è dedicata alla qualificazione professionale, alla formazione continua e all’upgrading delle competenze della forza lavoro. I profili professionali altamente qualificati sia per quanto riguarda la manodopera che il settore impiegatizio sono dovuti ad un sistema sinergico di formazione, caratterizzato da importanti ed innovative agevolazioni a supporto delle imprese e dei lavoratori soprattutto frontalieri. L’investimento in capitale umano è favorito da tipologie contrattuali a contenuto formativo e di riqualificazione e da strumenti incentivanti a disposizione degli operatori economici. Questo contribuisce al potenziamento delle conoscenze e delle competenze umane, favorendo una maggiore efficienza produttiva, rendimenti più elevati a vantaggio delle imprese e un modello di sviluppo basato sulla crescita. Dunque le disponibili  professionalità richieste dalle imprese che operano in territorio, è rivolta  a prestatori di lavoro non residenti a San Marino che attraverso e i servizi di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro vengono svolti da un ufficio pubblico e sono disponibili anche on-line. La concertazione fra i sindacati garantisce un equilibrio fondamentale per il mondo del lavoro. I contratti collettivi nazionali definiscono gli elementi di base e il contenuto del contratto di lavoro individuale. Questo modello migliora la produttività e porta al contenimento dei conflitti sociali. Il costo del lavoro è comunque competitivo grazie ad una minore incidenza degli oneri sociali sul fattore lavoro rispetto ai paesi vicini compresa e soprattutto l’Italia. Gli oneri contributivi a carico delle imprese variano in base alla forma giuridica e al settore di appartenenza dell’impresa. Le diverse tipologie contrattuali permettono alle imprese di disporre delle risorse umane in maniera flessibile in base alle proprie esigenze e sono particolarmente favorevoli per il datore di lavoro, anche in ragione degli incentivi economici previsti dalla normativa in materia. Sono molteplici gli incentivi a sostegno dell’occupazione, della formazione, dell’acquisizione delle competenze finalizzati all’inserimento o al reinserimento in azienda di determinate categorie di lavoratori e il reddito di lavoro dipendente prodotto dai frontalieri (residenti italiani che lavorano a San Marino) è tassato sia nel luogo ove è svolta l’attività lavorativa (con le aliquote del sistema fiscale sammarinese), sia in quello di residenza del dipendente (Italia), salvo il riconoscimento del credito di imposta per evitare (o quanto meno mitigare) la doppia imposizione nello Stato di residenza del lavoratore. Sui redditi da lavoro dipendente prodotti a San Marino l’Italia riconosce una franchigia, il cui importo viene deliberato da parte dell’Italia. In materia di protezione sociale i lavoratori frontalieri sono soggetti alle stesse tutele delle altre categorie di lavoratori e quindi versano i contributi previdenziali nello Stato in cui prestano l’attività lavorativa e percepiscono una pensione distinta per ogni Stato in cui sono stati assicurati per un periodo di almeno un anno. Recentemente poi è stato brillantemente risolto il caso targhe e dunque al divieto di circolazione, introdotto dal decreto Sicurezza del 2018, per i veicoli immatricolati nella Repubblica di San Marino e condotti da residenti in Italia da oltre 60 giorni e che coinvolgeva diversi lavoratori frontalieri. Il senato ha approvato un emendamento del relatore che concede ai lavoratori frontalieri di San Marino di guidare i veicoli aziendali in territorio italiano. Il provvedimento si iscrive nell’ambito della legge europea. Ma non è allargato a tutti. Infatti per i lavoratori  al confine italo-francese e a Monaco che sono tanti il problema rimane e  si è consumato  una  discriminazione perché  i lavoratori non possono venire in Italia con camion, bus, furgoni ecc.  per lavoro e rischiano un licenziamento. Si usano due pesi e due misure? Dai 400 ai 500 posti di lavoro a rischio licenziamento. Si configurano frontalieri di serie b oggetto di una penalizzazione di una legge inserita nel decreto sicurezza Salvini e che non si è voluta cambiare. Ma quale è la differenza? Auspichiamo nel più breve tempo possibile un provvedimento allargato a tutti con ripensamento operoso e quindi anche un’attenzione alle esigenze di chi già lavora tra mille difficoltà.

Alessandra Servidori