“Deludente l’assenza di concrete risposte da parte della Ministra Calderone. Ribadiamo con forza la nostra richiesta di prorogare almeno fino al termine del 2023 il reddito di cittadinanza, unico strumento universale di contrasto alla povertà, affinché nessuno venga lasciato solo”. Daniela Barbaresi, segretaria confederale della Cgil, commenta così le parole della ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, di oggi durante il question time alla Camera sul reddito di cittadinanza.
Nel suo intervento la titolare del Lavoro ha precisato come le modalità di superamento della misura voluta e introdotta dai Cinquestelle, durante il primo governo Conte, sono state rese “chiare e definite sin da subito dal governo, senza che nessuno possa sostenere la sussistenza di nessuna situazione di incertezza o di abbandono dei nuclei familiari e delle persone che percepivano il reddito di cittadinanza”.
Calderone ha spiegato che tra i nuclei familiari che percepiscono il reddito di cittadinanza “112mila sono attivabili sul Patto del lavoro e 35% di questi ultimi – ha precisato – risulta iscritto a una delle misure di politiche attive previste e quindi godrà del beneficio dal primo settembre. Questo è un obiettivo che il governo non intende mancare, perché è stato trascurato per anni da chi oggi, agitando gli animi, evoca disordini”.
Calderone inoltre ha ricordato “che limite di sette mesi” sul reddito non si applica per alcune specifiche tipologie di percettori. Tra queste rientrano i nuclei familiari che al loro interno hanno un disabile minorenne e chi ha più di sessant’anni di età, che continueranno a ricevere l’assegno fino al 31 dicembre. Sempre questo limite di tempo, ha precisato la ministra, non è vincolante per coloro che sono stati presi in carico dai servizi sociali, poiché non attivabili al lavoro. Calderone ha anche sottolineato che sarà attivo “il supporto per la formazione lavoro” e, dal 1 gennaio 2024, l`assegno di inclusione, assieme all’help desk dedicato sul sito del ministero.
Frasi che però non sono sufficienti per la segretaria confederale della Cgil che parla di un “governo indulgente con gli evasori e spietato con i poveri, che continua ad andare avanti senza ascoltare nessuno, con un atteggiamento di crudeltà e insofferenza verso chi si trova in condizioni di bisogno. Una ragione in più – conclude Barbaresi – per proseguire la mobilitazione per non lasciare soli coloro che stanno peggio e per cambiare le politiche sbagliate dell’esecutivo”.
Anche la Uil, in una nota, fa presente tutto il suo disappunto per le mosse della maggioranza, e afferma che “abolire il reddito di cittadinanza è stato un errore gravissimo. Quello che sta avvenendo nelle fasce più povere della popolazione richiede un intervento immediato del governo. Ci aspettavamo che il ministro Calderone annunciasse misure per sanare questa situazione, così invece non è stato. La Uil – conclude la nota – chiede al Governo di ripristinare un provvedimento di contrasto alla povertà realmente efficace ed universale”.
Parole più concilianti arrivano dal segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, in un suo intervento al Tg1 delle 20. “Serve tanta responsabilità. Governo, Regioni e Comuni devono collaborare per assicurare una gestione adeguata di questa transizione” ha detto.
“Bisogna rafforzare servizi e risorse per le famiglie povere, le persone fragili, gli occupabili. Occorre fare un grande investimento sulle politiche attive per accompagnare chi può lavorare da logiche di sussidio ad una occupazione dignitosa”.
“Dobbiamo rilanciare i servizi per l’impiego collegandoli alle Agenzie per il Lavoro, al sistema delle imprese, alla scuola, al territorio. La grande sfida del nostro tempo si gioca sulle competenze. Per non lasciare nessuno indietro vanno garantiti ad ogni persona lavoro, sostegno al reddito, formazione continua, crescita delle competenze”, ha concluso il leader cislino.
Tommaso Nutarelli