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Pensioni, essere “precoci” non può dare più diritti.

Aldo Amoretti
Aldo Amoretti
Settembre02/ 2021

Scade quota cento e si ripresenta la litania che vuole un diritto a pensione anticipata (quando vuoi con 40, 41 o 42 anni di lavoro) per chi abbia cominciato a lavorare in giovane età. Vero, coloro che intorno ai 60-62 anni abbiano 40 anni di lavoro si sono fatto un mazzo tanto, ma è anche vero che sono tra i fortunati che non sono mai stati disoccupati.  Un pensionamento anticipato si giustifica se hanno svolto lavori usuranti, se tutt’ora svolgono lavoro usuranti, se hanno condizioni di invalidità/inabilità, se perdono il lavoro e non riescono a trovarne un altro. E’ l’impianto dell’APE sociale che va adeguato anche nella definizione delle categorie e dei criteri per accedere a questa anticipazione.

Per tutto il resto libertà di andare in pensione quando vuoi da 62 anni in su (e addirittura prima) con almeno venti anni di contributi, ma con il calcolo attuariale e con diritto perfino di continuare a lavorare, versare altri contributi e poterli riconteggiare più tardi. Vero che la condizione di un importo minimo della pensione pari a tre volte l’assegno sociale (circa 1450 euro al mese) taglierebbe fuori molta gente da questa possibilità, ma si può abbassarla o perfino eliminarla che non si regala niente a nessuno.

Tutti gli altri discorsi approdano a privilegiare qualcuno a spese di qualcun altro.

Ci sono tante altre questioni intorno al tema pensioni, compresa la garanzia minima per chi ha una vita precaria, ma non si daranno buone soluzioni senza un impianto chiaro nella struttura.

Aldo Amoretti

Aldo Amoretti

Presidente Associazione Professione in Famiglia