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Le sfide e le prospettive dell’economia circolare

Alessandra Servidori
Alessandra Servidori
Aprile13/ 2021

Essere  componente di ICESP, la piattaforma italiana degli stakeholder dell’economia circolare  che  si configura come un network il cui l’obiettivo è quello di creare un punto di convergenza nazionale sulle iniziative, le esperienze, le criticità, le prospettive e le aspettative sull’economia circolare che il nostro Paese vuole e può rappresentare in Europa con un’unica voce, promuovendo il modo italiano di fare economia circolare anche attraverso specifiche azioni dedicate, è una esperienza concreta straordinaria.

I principali obiettivi sono: promuovere la diffusione delle conoscenze, favorire il dialogo e le sinergie possibili tra gli attori italiani delle iniziative, mappare le buone pratiche italiane, favorire l’integrazione delle iniziative a livello italiano, realizzare uno strumento operativo permanente che possa promuovere e facilitare il dialogo e le interazioni intersettoriali, diffondere le eccellenze italiane ed il modo italiano di fare economia circolare a partire dalle tradizioni e dalle tipicità del nostro Paese e dai relativi modelli culturali, sociali ed imprenditoriali. Lo svolgimento delle attività della Piattaforma avvengono anche attraverso Gruppi di Lavoro (GdL). Come TutteperItalia seguiamo  il 2° gruppo Policy e governance, aperti alla partecipazione di tutti gli interessati, anche non membri della Piattaforma stessa, in qualità di esperti della tematica, per alimentare dibattito e risultati.

I GdL lavorano sulle tematiche di maggior rilevanza per l’economia circolare, selezionate sulla base dell’analisi, attraverso i principali documenti disponibili a livello nazionale (di istituzione pubblica e privata), delle principali priorità e problematiche che necessitano di valutazione di soluzioni di intervento, nonché suggerimenti da parte dei membri della piattaforma. I sette gruppi di lavoro  si riuniscono a cadenza periodica per elaborare rassegne, rapporti tecnici e studi sui temi trattati nel corso delle proprie attività, organizzare eventi per la consultazione nonché stimolare la raccolta delle buone pratiche di economia circolare, in connessione ai lavori della Piattaforma Europea degli Stakeholder per l’Economia Circolare, ECESP.

La politica di coesione concorre allo sforzo necessario a riavviare il Paese, secondo il principio di addizionalità che è alla base del funzionamento dei Fondi strutturali e di investimento europei. I contribuiti erogati attraverso i Fondi non devono sostituire la spesa pubblica o gli investimenti strutturali equivalenti di uno Stato ma dovrebbero rappresentare un’aggiunta. Il livello di spesa è stabilito, all’inizio del ciclo di programmazione, attraverso un Accordo di partenariato. L’accordo europeo approvato il 21 luglio 2020 per il Bilancio Pluriennale e il Recovery Fund prevede di rilanciare l’economia, sostenendo gli investimenti per la transizione verde e digitale, tramite l’azione congiunta e coordinata di: Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 (QFP) ovvero il consueto bilancio europeo di gittata temporale pari ad un settennio (1.074 miliardi); “Next Generation EU” – un nuovo strumento (750 miliardi, di cui 390 di prestiti). L’Italia è il primo beneficiario del Recovery fund, con 209 miliardi tra prestiti e sovvenzioni. Gli Stati membri preparano i loro Piani nazionali di ripresa e resilienza per il 2021-2023 coerentemente con le raccomandazioni specifiche per paese nell’ambito del Semestre europeo e in linea con il target della transizione verde e digitale.

Nel periodo 2021-2027 gli investimenti dell’UE per la coesione saranno orientati su cinque obiettivi principali: un’Europa più intelligente mediante l’innovazione, la digitalizzazione, la trasformazione economica e il sostegno alle piccole e medie imprese; un’Europa più verde e priva di emissioni di carbonio grazie all’attuazione dell’accordo di Parigi e agli investimenti nella transizione energetica, nelle energie rinnovabili e nella lotta contro i cambiamenti climatici; un’Europa più connessa, dotata di reti di trasporto e digitali strategiche; un’Europa più sociale, che raggiunga risultati concreti riguardo al pilastro europeo dei diritti sociali e sostenga l’occupazione di qualità, l’istruzione, le competenze professionali, l’inclusione sociale e un equo accesso alla sanità; un’Europa più vicina ai cittadini mediante il sostegno alle strategie di sviluppo gestite a livello locale e allo sviluppo urbano sostenibile in tutta l’UE. Le missioni verdi, tra le altre, del Piano Sud 2030  promosso dal Ministro per la Coesione sono  le leve per rafforzare e diffondere le eccellenze e tengono fortemente conto dell’esigenza di pensare ad uno sviluppo guidato dalla svolta ambientale. Nel Piano si afferma che da una parte vanno promosse e sostenute le iniziative di economia circolare delle imprese per il valore economico e sociale che esse producono; dall’altra è importante assicurare, anche con il contributo pubblico, l’offerta di servizi avanzati e di spazi salubri che le aziende a maggior valore aggiunto richiedono.

Il Green Deal per il Sud è l’occasione di una nuova grande opera di infrastrutturazione verde del territorio. Tra le prime azioni  una sperimentazione di economia circolare per favorire il posizionamento italiano nel segmento del riciclo e riuso dei prodotti igienici assorbenti, concorrendo allo stesso tempo alla riduzione delle emissioni. L’azione è coerente con le linee guida “Verso un modello di economia circolare per l’Italia” (2017), poiché presenta caratteristiche di disassemblabilità, riciclabilità, riutilizzo, raccolta, rigenerazione. Ricordiamo che al Mezzogiorno sarà destinata circa la metà degli investimenti in infrastrutture previsti nel PNRR, oltre a 250 milioni per il contrasto alla povertà educativa, 300 milioni per la riconversione dei beni confiscati alle mafie, 900 milioni per irrobustire le infrastrutture sociali e materiali delle aree interne (parte di un piano complessivo di 2 miliardi), 600 milioni per le infrastrutture nelle ZES, 350 milioni per nuovi ecosistemi dell’innovazione. A questi si aggiungono gli 8 miliardi riservati al Sud nel piano ReactEU, gli oltre 80 miliardi tra fondi di coesione europei e cofinanziamenti, l’80% del Fondo di sviluppo e coesione nazionale. Le scelte che si faranno a livello nazionale nei prossimi mesi incideranno sul futuro di milioni di cittadini anche meridionali, restituendo  a tutti i giovani  e soprattutto a quelli  del Sud la sensazione che anche al Meridione si possano coltivare le stesse opportunità dei ragazzi delle regioni del Nord. Le priorità in particolare,  da cui partire,  sono economia, lavoro, asili nido, politiche sociali e salute che per la prima volta contemplano per il meridione un progetto PON. Dobbiamo puntare a notificare all’Unione europea l’accordo di partenariato 2021-’27 entro l’estate, con largo anticipo rispetto al passato come ha annunciato Carfagna, e come devono fare tutti gli altri Ministri così daremo agli enti locali più tempo per programmare e investire le risorse  e scambiarsi le buone pratiche perché di coesione sociale ora più che mai ne ha bisogno questo governo.

Alessandra Servidori