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Un saggio di Fausto Durante rilancia la riduzione d’orario: lavorare meno, vivere meglio

Nunzia Penelope
Giugno07/ 2022

Nel documento del congresso di Bari del gennaio 2019, quello che elesse Maurizio Landini segretario, la Cgil si era impegnata a “perseguire l’obiettivo della redistribuzione del lavoro, quindi dell’orario e di una sua riduzione e rimodulazione’’. Il tema era però rimasto sullo sfondo, ed era poi del tutto tramontato a fronte delle nuove emergenze sorte un anno dopo, con l’inizio della pandemia. Ma proprio la pandemia, con la accresciuta consapevolezza circa l’insostenibilità dell’attuale modello economico, ha portato un nuovo impulso alla discussione su come ri-organizzare gli assetti della produzione e dell’economia. E in questo quadro assume un senso nuovo anche tornare a parlare di orario ridotto.

Ne è convinto Fausto Durante, sindacalista della Cgil, che al tema ha dedicato un saggio, snello ma denso, pubblicato da Futura Editrice, con la prefazione di Maurizio Landini. “Lavorare meno, vivere meglio. Appunti sulla riduzione dell’orario di lavoro per una società migliore e una diversa economia’’, è il titolo. E già dice tutto. Afferma Durante che riportare l’attività lavorativa a una dimensione più umana, dare alle persone più libertà, più tempo per se stesse e per gli altri, più flessibilità nell’organizzare le proprie vite, potrebbe rispondere ad alcune criticità messe in risalto dalla pandemia. E forse anche, mi permetto di aggiungere, a quella “fuga dal lavoro’’ che non è causata tanto dal reddito di cittadinanza, sebbene vada di moda accusarlo, quanto al rifiuto dell’impegno totalitario che il lavoro concepito alla vecchia maniera comporta: problema molto sentito, e sofferto, soprattutto dalle nuove generazioni. E d’altra parte, anche a livello europeo si è recentemente iniziato a discutere di settimana cortissima, di quattro giorni soltanto; a riprova che il problema di come suddividere equamente, e decentemente, i tempi di vita e di lavoro è una esigenza non più rinviabile.

“E’ tempo di rilanciare la battaglia per la riduzione dell’orario, è tempo che il sindacato riprenda nelle sue mani una delle bandiere ideali degli albori del movimento operaio, quella di lavorare meno, lavorare tutti, e soprattutto meglio”, scrive infatti Durante. Un orario di lavoro più breve, spiega l’autore, “migliora le condizioni relative a sicurezza e salute, parità di genere, conciliazione tra vita e lavoro, stress e burnout, occupazione, sostenibilità dell’economia, realizzazione e creatività dei lavoratori, equilibrio di domanda e offerta di lavoro”, e, infine, ma certamente non ultima, migliora – e assolutamente non danneggia, come invece affermano molti critici – la produttività.

A supporto delle sue tesi Durante porta alcuni studi scientifici, realizzati a livello europeo, che analizzano casi di riduzione d’orario effettuata con successo, “dimostrando che esiste un rapporto diretto tra riduzione d’orario e risultati positivi sul piano economico”, come nota Landini nella prefazione al volume. E i paesi dove il numero di ore annuo e inferiore alla media europea, come per esempio Francia e Norvegia, vantano effetti positivi anche per quanto riguarda il rapporto tra ore lavorate e Pil. L’excursus internazionale del saggio è molto interessante: si va dall’analisi dei casi ultranoti delle 35 ore francesi e dei metalmeccanici tedeschi, a quello assai meno noto dell’Islanda, dove sono 170 mila, su una popolazione lavorativa di 197 mila, i lavoratori che godono di un orario di lavoro ridotto, per arrivare perfino al Giappone: dove si è provato a ridurre, per un mese, i giorni lavorativi a 4, scoprendo che con la settimana corta la produttività è aumentata del 40%, e i consumi energetici sono scesi del 23%.

Quanto all’ Italia, il libro porta un’ampia ricognizione tra i casi di contrattazione aziendale basati sulla riduzione d’orario. Per esempio la società di consulenza milanese Carter e Benson, che ha ridotto l’orario settimanale di 4 ore, con un tale successo da decidere di rendere stabile quello che nasceva come esperimento. O della Metatron, azienda bolognese del settore metalmeccanico, dove ad aprile 2021 è stato firmato un accordo con i sindacati per scendere da 40 a 35 ore settimanali. E ancora prima, nel lontano 2010, il caso della Eural, azienda metalmeccanica del bresciano, dove venne concordata una riduzione a 32 ore settimanali, si ebbero come conseguenze un nuovo investimento da 12 milioni di euro e 25 nuove assunzioni. Ma i casi illustrati nel libro sono tanti e tutti contengono germi di innovazione: nel modo di “pensare’’ il lavoro, oltre, e prima ancora, che nel modo di praticarlo.

Dunque, ora che un nuovo congresso è alle porte (le assise generali si terranno a fine anno), la Cgil, secondo Durante, dovrebbe recuperare l’argomento già affrontato nel 2019 e metterlo al centro della sua elaborazione. Un congresso che dovesse porre l’obiettivo prioritario della riduzione, conclude l’autore, “rappresenterebbe il segnale più forte e preciso che quell’idea continua a vivere e può ancora ispirare una nuova stagione di lotta e di impegno’’. E del resto, a leggere le prime bozze dei documenti congressuali, sarà effettivamente così.

Nunzia Penelope