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La contrattazione nella pubblica amministrazione

Massimo Mascini
Massimo Mascini
Luglio19/ 2021

Gran parte della scommessa che l’Europa e il nostro Paese hanno fatto per l’avvio di una lunga stagione di crescita si gioca sulla funzionalità della pubblica amministrazione italiana-. Che è vecchia, perché l’età media dei lavoratori pubblici è superiore ai 50 anni, ma soprattutto inefficiente, perché non risponde agli stimoli che riceve, frena le spinte propositive, blocca le iniziative. Ma senza una pubblica amministrazione efficiente non è pensabile che gli sforzi che si stanno mettendo in cantiere risultino in grado di produrre risultati all’altezza delle speranze. E’ dunque lì che si affollano gli sguardi, nel tentativo di scorgere qualcosa che rassereni gli animi. Ma come arrivarci? Con una serie di leggi che sveltiscano la macchina burocratica? Ci si è provato a lungo, ma i risultati non hanno soddisfatto. Le leggi intervengono su un corpo poco reattivo, indicazioni calate dall’alto per lo più restano inattive, nel migliore dei casi scalfiscono la superficie senza mai arrivare al nocciolo vero. Se non le leggi, la contrattazione.  I sindacati sono i rappresentanti dei lavoratori, ne conoscono vizi e pregi, difetti e capacità. Lavorano sul vivo, sanno per lo più dove mettere le mani, soprattutto perché dispongono di una grande schiera di loro fiduciari, i delegati, che vivono in mezzo ai dipendenti pubblici, sono loro stessi dipendenti pubblici, ne conoscono a fondo la natura, per lo più sanno dove è meglio intervenire e soprattutto come. Ma se è così, perché la contrattazione in tanti anni non è stata in grado di indicare la strada per risolvere gli annosi problemi della macchina statale? In fin dei conti sono parecchi decenni che si pratica la contrattazione anche per il lavoro pubblico, i risultati sarebbero dovuti arrivare da grande tempo. Evidentemente qualcosa non ha funzionato in questo schema. Ma allora è la contrattazione che va riformata prima di pensare di riformare i pubblici dipendenti. E’ lì che bisogna intervenire.

Per chi voglia intraprendere questo sforzo possiamo allora indicare uno strumento di lavoro che riteniamo oltremodo efficace. Un piccolo libro, scritto da Mario Ricciardi, dal titolo chiaramente indicativo “La contrattazione e il lavoro pubblico”, edito da Edizioni Conoscenza. Un libro che ci è caro perché Mario Ricciardi vi ha riportato i saggi che per tredici anni, dal 2008 al 2020, ha pubblicato sull’Annuario del lavoro raccontando appunto la cronaca, anno per anno, della contrattazione nel pubblico impiego. In questi tredici anni è successo di tutto, sono stati esperiti i tentativi più vari per cercare di rianimare appunto con la contrattazione il lavoro pubblico e quindi leggendo con attenzione la cronaca di quanto è successo è possibile trovare cosa è stato fatto bene, dove si è stati manchevoli, cosa quindi va corretto, cosa va invece sostenuto. La verità è che non c’è necessità di inventarsi nulla, tutto è stato già pensato e provato, basta rileggere con attenzione cosa è stato fatto, capire gli sbagli, individuare i passaggi virtuosi che ha senso valorizzare. Ricciardi del resto ha facilitato il compito di chi volesse accingersi a questo compito perché alle tredici note attinte ai vari Annuari del lavoro ha aggiunto un ampio racconto di come era regolato il lavoro pubblico negli anni precedenti il 2008, e ha aggiunto dei capitoli monotematici come quello, di estrema attualità, sul lavoro nel comparto scuola. Ha in pratica allargato la cassetta degli attrezzi ad altri strumenti e il risultato non può che essere positivo.

Questo libro di Mario Ricciardi indica come completare quel ciclo di conoscenza che noi portiamo avanti da tanti anni. Il diario del lavoro, il nostro quotidiano online, racconta giorno per giorno quanto accade nel vasto mondo del lavoro. L’Annuario del lavoro ogni anno consente di fermarsi a considerare e valutare cosa sia successo nel corso dei dodici mesi, perché il giudizio su un singolo fatto sia compreso in un discorso più ampio. Adesso cominciamo ad avere dei libri che riprendono le nostre note pubblicate anno dopo anno e danno un quadro generale di come il lavoro cambi negli anni o nei decenni. Una nuova fonte di conoscenza che non può che fare del bene alle nostre analisi.

Massimo Mascini

Massimo Mascini

Direttore responsabile de Il diario del lavoro