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Industria Italiana Autobus, da tavolo di crisi a tavolo di politica industriale

Fernando Liuzzi
Fernando Liuzzi
Aprile30/ 2021

Ieri, giovedì 29 aprile, si è svolto in video conferenza un incontro sulla Industria Italiana Autobus. L’incontro, che era stato richiesto dai sindacati, è stato convocato dal Ministero dello Sviluppo economico, rappresentato nell’occasione dal Viceministro Alessandra Todde. Alla riunione telematica hanno preso parte, oltre ai rappresentanti sindacali, anche quelli dell’Azienda, di Invitalia, che ne è l’azionista di maggioranza, e delle Regioni Emilia-Romagna e Campania, ovvero delle due Regioni che ospitano i due stabilimenti della stessa Iia presenti nel nostro Paese: quelli di Bologna e di Flumeri, in Valle Ufita (Avellino).

L’Industria italiana autobus, nata nel 2014 grazie all’iniziativa della allora Finmeccanica (oggi, Leonardo), acquisì nel 2015 lo stabilimento bolognese della BredaMenarinibus e quello avellinese della ex Irisbus. Nell’attuale compagine proprietaria, la quota principale (poco meno di un terzo) è detenuta da Invitalia. Seguono Leonardo (detentore del 20,07%) e la turca Karsan (20,03).

L’incontro di ieri si situa in una fase in cui si sta verificando un ritorno di interesse per un’azienda che potrebbe avere un ruolo strategico nel nostro sistema economico, posta com’è al punto di incrocio fra la produzione di mezzi per il trasporto pubblico locale e la questione della transizione ambientale. Ritorno di interesse che si è già manifestato la settimana scorsa quando la stessa Todde è stata chiamata a rispondere, alla Camera, a un’interrogazione relativa alla Iia.

Alla base di questa rinnovata attenzione per un’azienda che vive un periodo difficile, sta un paradosso: quello denunciato, nella sua dichiarazione di ieri sera, da Gianluca Ficco, il segretario nazionale della Uilm-Uil responsabile del settore automotive. Il paradosso, cioè, di “un’azienda in mano pubblica che entra in crisi proprio perché le istituzioni pubbliche non ne alimentano la produzione con adeguati ordinativi”. E ciò, per di più, nel momento in cui la politica si dice “impegnata a realizzare una mobilità sostenibile”. “E’ come se la mano destra non sapesse cosa fa la mano sinistra”, chiosa Ficco.

Secondo Simone Marinelli (Fiom-Cgil) e Silvia Spera (Cgil), la mobilitazione sindacale e “il tavolo di crisi” hanno “impedito” che “il settore produttivo degli autobus entrasse in una crisi irreversibile”. Adesso però, ovvero “nel momento in cui c’è la capacità produttiva” e “ci sono le risorse messe in campo dal piano strategico sui trasporti e dal PNRR”, c’è anche “la necessità (…) di fare un salto e di trasformare il tavolo di Industria Italiana Autobus  in un tavolo di politica industriale di settore con il contributo importante delle Regioni”.

“In questi anni – ha affermato in un’altra dichiarazione Ferdinando Uliano, Segretario nazionale della Fim-Cisl – abbiamo agito con fermezza e determinazione per risollevare dalle ceneri una produzione italiana di autobus.” Tuttavia, sempre secondo Uliano, “il ruolo attivo del Governo, anche attraverso l’azione diretta di Invitalia e Leonardo con gli investimenti attuali in Iia per adeguare la capacità produttiva e la sua qualità”, nonché “per sviluppare il parco prodotti nelle versioni più compatibili con l’ambiente”, “non trovano riscontro con una risposta adeguata della domanda pubblica delle varie Amministrazioni”. “Questo disallineamento – osserva ancora Uliano – ha determinato la richiesta di Cassa integrazione da parte di Iia.”

“Abbiamo quindi chiesto al Ministero delle Sviluppo economico – ha aggiunto Uliano – di assumersi la responsabilità di agire con maggior coordinamento sulle Amministrazioni locali per agire sul fronte della domanda.” E ciò sia in relazione agli “ordini di Consip 2017”, sia alle “gare future”, per “una coerenza complessiva sulla mobilità compatibile”. Infatti, ha concluso Uliano, “è veramente inaccettabile che gli oltre 224 autobus della gara Consip 2017 non siano stati opzionati dalle Amministrazioni locali”.

Secondo Marinelli e Spera, si tratta quindi adesso di “imprimere una svolta ad un processo di reindustrializzazione che, oltre a migliorare l’ambiente e il servizio della mobilità pubblica, dovrà garantire la crescita occupazionale”.

I sindacati si attendono adesso una nuova convocazione a breve per esaminare gli sviluppi della vicenda Iia con tutti i suoi annessi e connessi.

@Fernando_Liuzzi