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Il tagliando del reddito di cittadinanza

Tommaso Nutarelli
Tommaso Nutarelli
Novembre05/ 2021

Tra i grandi riformati della prossima legge di bilancio spicca il reddito di cittadinanza. Il tagliando che il governo intende fare – come ha spiegato il premier Draghi nel corso della conferenza stampa per presentare la finanziaria – alla misura simbolo dei Cinque Stelle si muove, sostanzialmente, in queste direzioni: controlli più stringenti, soprattutto ex ante, quindi in accesso, per richiedere il reddito di cittadinanza, decalagè dell’assegno dal sesto mese e decadimento del beneficiario al rifiuto della seconda offerta congrua e non più alla terza.

Ma prima di capire in che modo si potrebbe delineare il nuovo volto del reddito di cittadinanza, è opportuno fare le dovute distinzioni all’interno della platea di persone che utilizzano questo strumento. Nei primi sei mesi del 2021 i nuclei familiari che hanno percepito almeno un assegno sono stati 1,6 milioni per un totale di 3,7 milioni di persone. Tra costoro c’è chi ha ricevuto il reddito e chi la pensione di cittadinanza. Nell’insieme dei beneficiari non tutti sono attivabili al lavoro, vuoi per carichi di cura familiare, malattie, invalidità o perché presi in carico dagli assistenti sociali. In definitiva le persone avviabili alle politiche attive per il lavoro sono, all’incirca, 1 milione e mezzo. Anche per questa fetta il percorso di attivazione non è immediato e veloce. Bassa scolarizzazione, formazione professionale obsoleta, assenza prolungata dal mondo del lavoro, sono gli elementi che più di altri rendono difficile il reinserimento. Ci sono poi da segnalare i ritardi e le lungaggini burocratiche di comuni e regioni – che secondo il titolo V della Costituzione hanno in mano le chiavi delle politiche attive del lavoro – nel dare seguito ai puc, i lavori di pubblica utilità e alla formazione, senza tralasciare le criticità croniche dei centri per l’impiego, in deficit di personale e risorse. Ad una macchina così ben poco oliata, dove la convivenza tra centralismo e regionalismo non è stata delle più facili, alla quale è stato dato oggettivamente poco tempo per entrare a regime, si deve aggiungere la variabile del covid che ha bloccato le convocazioni dei beneficiari da parte dei centri per l’impiego.

Guardando alle modifiche da apportare al reddito di cittadinanza, una maggiore comunicazione e uno scambio più intenso di dati tra gli organi preposti ai controlli, Inps e guardia di finanza, attraverso la costruzione di un sistema informatico condiviso, potrebbe rivelarsi un utile argine per intercettare tutti coloro che mancano nei requisiti per rivendicare il reddito di cittadinanza. Inoltre, con l’attivazione del programma Gol le regioni saranno obbligate a erogare una parte di formazione per riavviare alla rioccupabilità i percettori. Sul fatto che il decadimento dell’assegno arrivi dopo due e non tre offerte congrue, il concetto di congruità rimane sempre vincolato al percettore che si ha difronte.

E in tutto questo i famigerati navigator che ruolo avranno? Beh sembra che ad oggi nella nuova calibrazione del reddito di cittadinanza non ci sia posto per loro. Così il supporto ai centri dell’impiego di persone formate, con un’età media di 35 anni e in possesso di un titolo di studio, laurea magistrale, superiore a quello della maggior parte degli addetti dei centri per l’impiego, sembra essere giunto al capolinea.

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

Redattore de Il diario del lavoro.