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Il sindacato e le sfide dei territori

Tommaso Nutarelli
Tommaso Nutarelli
Marzo19/ 2021

La dimensione territoriale come leva e orizzonte per una nuova idea di rappresentanza da parte del sindacato. Questo il centro del webinar, organizzato dalla Fondazione Bruno Buozzi, durante il quale è stato presentato il libro di Michele Buonerba, segretario generale della Cisl dell’Alto Adige, Oltre la marginalità. Senza una buona rappresentanza la rappresentatività perde efficacia, edito da Edizioni Lavoro, al quale hanno partecipato Giorgio Benvenuto, presidente della Fondazione, Mimmo Carrieri, sociologo del lavoro, e Stefania Pinci, antropologa, entrambi presso La Sapienza di Roma.

La sfida per il futuro del sindacato, spiega Buonerba, è quella di ripensare la sua capacità di rappresentare gli interessi dei lavoratori e dei cittadini ripartendo dai territori. Solo in questo modo, afferma il leader cislino, è possibile ottenere un riconoscimento dell’attività negoziale del sindacato. Oltre agli effetti futuri della pandemia, non ancora pianamente quantificabili, ma che già si fanno sentire, con un innalzamento delle diseguaglianze, un aumento della povertà, e un mondo del lavoro sempre più ostile per donne e giovani, il tessuto sociale e produttivo già da anni subiva un diffuso depauperamento e una progressiva frammentazione nella capacità di dare ascolto ai bisogni.

L’approccio offerto da Buonerba è quello di rimettere al centro la persona e le sue esigenze, in un rinnovato spirito di solidarietà e partecipazione. I territori diventano così il luogo d’elezione nel quale ricostruire l’azione sindacale. Il contratto nazionale, pur conservando il suo ruolo di definire le regole del gioco, sempre più difficilmente, sostiene l’autore, sempre poter rispondere in maniera precisa e puntuale alle diverse necessità dei lavoratori. Questo a causa di un mercato del lavoro eterogeneo, nel quale c’è una grande diversità tra aziende e settori. Oggi la produzione è sempre più trasversale a filiere diverse, le grandi aziende, soprattutto concentrate al nord, riescono a mettere in campo sistemi di welfare integrativo, non replicabili nelle realtà più piccole e meno strutturate, e una politica salariale unica per tutto il territorio nazionale, così come viene disegnata da diversi contratti, non è più efficace come un tempo.

Il diverso accesso ai servizi e la diversa forza del sistema di welfare, che varia da regione a regione, danno vita, per Buonerba, a cittadini di serie A e B. Una prima soluzione è sviluppare una maggiore sinergia tra welfare contrattuale e pubblico in un’ottica territoriale, sfruttando al meglio la sanità integrativa e i fondi pensione negoziali, riuscendo a creare reti di protezione capaci di accompagnare le persone, nella duplice veste di lavoratori e cittadini. Altra forma di tutela è data dalla formazione. Percorsi educativi poco attenti nel formare le nuove competenze richieste, mismatch tra domanda e offerta, utilizzo limitato dei fondi interprofessionali per la formazione continua, rendono parte della forza lavoro poco qualificata e difficilmente ricollocabile su un mercato del lavoro nel quale il concetto di employability è divenuto un valore.

Dunque, per l’autore il sindacato deve iniziare a ragionare in un’ottica di accountability, ossia di rendicontazione del proprio operato, comunicando al meglio i benefici di un’azione inclusiva, che parta dal basso, dai luoghi di lavoro e i territori, non vuole consegnarsi alla marginalità.

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

Redattore de Il diario del lavoro.