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Il pluralismo per la crisi del sindacalismo italiano

Maurizio Ballistreri
Giugno20/ 2022

Il direttore de “Il diario del lavoro” Massimo Mascini, con la sua Newsletter del 17 giugno scorso ha colto, da intelligente osservatore e acuto analista delle relazioni industriali, i limiti dell’azione sindacale nell’attuale vicenda sociale ed economica del nostro Paese.

A ben vedere essi sono quelli di una nuova divisione tra una visione antagonista ed una collaborazionista del sindacato, che sembrano fuoriuscite dalle viscere del Novecento, senza alcuna strategia riformista e partecipativa di ispirazione europea, in grado di costruire un vero dialogo sociale, che non si limiti ad una mera informazione del governo su decisioni già assunte, e a strumenti di democrazia industriale, per valorizzare il lavoro nelle strategie d’impresa.

E così, il rischio è quello di perpetuare quanto amaramente denunciato di recente da uno dei grandi leader storici del sindacalismo italiano, Giorgio Benvenuto, secondo cui: “Da anni il messaggio che ci viene comunicato è questo: non sbilanciarsi per evitare il peggio. Si va a votare, si deve scegliere e si sceglie quello che è meno peggio. Ci sono dei problemi del lavoro e si sceglie il precariato, che è meno peggio della disoccupazione”.

Ma a fronte di un sindacalismo delle tre centrali storiche, divise sulle strategie e sempre più ininfluenti sulle scelte di istituzioni ed aziende, si deve registrare la vitalità di altre organizzazioni, impegnate sul terreno della ricerca di nuovi scenari dell’azione collettiva.

Dal recente congresso tenutosi a Paestum della Fismic, il sindacato dell’industria aderente alla Confsal, rappresentativo tra i lavoratori metalmeccanici e fortemente radicato nel Gruppo Stellantis, guidato da Roberto Di Maulo, sono venute ad esempio indicazioni per il rilancio dell’azione sindacale, a sostegno della necessaria crescita salariale, attraverso la contrattazione decentrata e il ruolo della leva fiscale, nell’ambito di una visione europea del sindacato, che ha trovato riscontro negli interventi di Walter Galbusera, già prestigioso dirigente della Uil, e dell’ex Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.

Così come tesi innovative vengono dalla Confial e dal suo leader Benedetto Di Iacovo, che propongono un sindacalismo di comunità e di prossimità territoriale, rilanciato in occasione dell’ultima Festa del I maggio a Vicenza, per creare un intreccio tra le istanze del lavoro, anche nelle nuove forme in cui si organizza, diverse dalla subordinazione classica, ma non meno bisognose di tutela, la dimensione locale e quelle dei distretti produttivi.

Proprio le due organizzazioni, in occasione del congresso della Fismic, hanno sottoscritto un “Patto di comune azione”, che certamente accrescerà la loro rappresentatività a sostegno di iniziative e proposte sul terreno dell’innovazione sindacale.

Poiché si parla di definire una legge su rappresentanza, rappresentatività ed efficacia dei contratti collettivi, il patto sottoscritto dovrà costituire un’indicazione imprescindibile per la tutela dei principi di pluralismo e libertà sindacali, sanciti dall’art. 39 della nostra Costituzione, fondamentali per rilanciare il ruolo complessivo del sindacalismo in Italia.

Maurizio Ballistreri, Professore di diritto del lavoro nell’Università di Messina Responsabile dell’ISL, Istituto di studi sul lavoro, Roma