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Il libro delle Montagne Nere

Marco Cianca
Marco Cianca
Maggio18/ 2021

Il Borgomastro mente. Sempre. “Mica sono un cittadino qualunque, io. È tanto che non dico a me stesso la verità che ho persino dimenticato che cosa sia. Mi fa nausea, mi fa ribrezzo”.  Il Drago spadroneggia, cinico e feroce: “Se tagli in due un corpo, l’uomo crepa. Ma se squarci un’anima, diventa docile e basta.  Anime senza braccia, anime senza gambe, anime sordomute, anime da guardia, anime da caccia, anime dannate. Anime bacate, anime vendute, anime bruciate, anime morte. È un vero peccato che siano invisibili”.

 Lancillotto, il popolo, attende e spera, come poi farà, di sconfiggerli entrambi. Ha un’arma segreta. Non la spada, ma la memoria: “A cinque anni di cammino da qui, sulle Montagne Nere, c’è una grotta immensa. Nella grotta c’è un libro scritto a metà. Nessuno lo tocca, ma ogni giorno una pagina si aggiunge a quelle già scritte. Chi scrive è il mondo! Le montagne, le erbe, le pietre, le piante, i fiumi vedono quel che fanno gli uomini. Conoscono tutti i delitti dei delinquenti, tutte le pene di chi soffre senza colpa. Di ramo in ramo, di goccia in goccia, di nube in nube i lamenti giungono alla grotta sulle Montagne Nere e il libro si ingrossa. Se questo libro non esistesse, le piante seccherebbero di tristezza e l’acqua si farebbe amara”.

Evgenij Schwarz, nel 1943, scrisse, sotto forma di testo teatrale, una meravigliosa favola filosofica. Il Drago, appunto. Mussolini, Hitler e Stalin nello stesso tempo, come ben evidenziò, traducendo l’opera dal russo, Vittorio Strada. E il suo doppio, il Borgomastro, che inventa malattie, finge di essere una vittima, si attribuisce la vittoria sul mostro e finisce per sostituirlo nell’oppressione della città. La dittatura e la cattiva politica. Due facce della stessa medaglia. Le metamorfosi del potere.  Che possono ingannare l’umanità ma non la natura. Una morale sempre valida.

Da noi impera l’ottimismo. La campagna di vaccinazione prosegue con successo. I contagi calano in modo vertiginoso. Il generale Figliuolo, penna al vento, da buon militare usa un linguaggio bellico. Annuncia la spallata finale. E così il governo decide di ridurre il coprifuoco e vara il calendario delle riaperture. Forse ci siamo. Non sembra mancare molto al rogo delle mascherine.

Matteo Salvini però gioca ancora al rialzo: “E’ solo l’inizio, serve più coraggio”. Una campagna elettorale permanente, in gara con Giorgia Meloni, che si candida a Palazzo Chigi.  Le amministrative, l’elezione del successore di Sergio Mattarella, le future politiche. La ricerca spasmodica del consenso vanifica ogni discussione nel merito. Un clima di forsennata demagogia. Arduo prevedere il buon esito delle riforme necessarie per meritare i soldi europei.

Nulla cambia. L’Osservatore romano ha pubblicato in prima pagina, nell’edizione di lunedì 17 maggio, una foto che lo stesso giornale definisce “un pugno nello stomaco”. Ritrae “i volti riconoscibili e strazianti di due bambini, distesi sulla barella, sotto gli sguardi disperati dei loro genitori”. Sangue innocente, grida il titolo. Sono le vittime “inermi e incolpevoli della guerra e della violenza”. Piccoli corpi martoriati. A Gaza e in Israele, ma anche nello Yemen, in Siria, in Iraq, in Afghanistan. L’editoriale spiega che si è trattato di una scelta sofferta e chiede scusa ai lettori per lo shock di una tale immagine: “Ma per capire veramente, scuotendoci dal torpore e dalle bolle dell’indifferenza dentro le quali spesso viviamo, abbiamo purtroppo bisogno di vedere”.

E di leggere. Il libro descritto da Lancillotto ha nuove pagine. Sulla pandemia e sulle ennesime malvagità dei potenti. Nulla sfugge alle invisibili mani che lo aggiornano. Vale la pena di mettersi in cammino alla volta delle Montagne Nere. Cinque anni non sono poi tanti. Borgomastro e drago permettendo.

Marco Cianca