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Il governo asciutto di Mario Draghi

Tommaso Nutarelli
Tommaso Nutarelli
Febbraio18/ 2021

Sarà un governo asciutto quello di Mario Draghi. Non tanto nei contenuti e nei temi da affrontare, corposi e complessi, ma nella forma. Al suo debutto da premier, ma anche nella fase delle consultazioni, la semplicità, la linearità e l’equilibrio sono state la cifra distintiva della comunicazione di Draghi. Il discorso tenuto al Senato, nello stile molto simile a quelli della cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha saputo coniugare l’anima politica con le quella del tecnico, senza cadere nei rispettivi eccessi.

Insomma anni luce lontano dalla comunicazione del duo Casalino-Conte. Niente enfasi pomposa, niente retorica nelle parole del premier nel tratteggiare il grave momento che l’Italia sta attraversando. Niente stucchevole patriottismo per descrive l’amore e l’attenzione verso un paese bisognoso di tornare a vivere. Una pacatezza niente affatto passiva. Nella sua chiarezza, Draghi ha posto, con una forza tranquilla, alcuni punti imprescindibili del suo programma, come l’euro e la collocazione atlantica, mandando un chiaro segnale a una precisa parte del mondo politico.

Dovremmo dunque dimenticare le innumerevoli e interminabili conferenze stampa dell’avvocato del popolo. Niente più toni paternalistici nell’annunciare le varie misure che ci hanno accompagnato in questo anno di pandemia e che hanno scandito le nostre vite. Non sappiamo se il premier Draghi entrerà, televisivamente parlando, nelle case degli italiani per annunciare nuovi e possibili Dpcm, ma sappiamo che ha usato, e continuerà a usare, il classico tono che si conviene tra gente adulta. Un auspicabile cambio di passo nel rapporto tra politica e cittadini. La prima scevra di quella riottosità che da troppo tempo la anima. I secondi, chiamati ad una vera assunzione di responsabilità nei propri comportamenti individuali, senza il timore, a mo’ di punizione che si riserva ai bambini più indisciplinati, di approntare immediate e nuove chiusure alla prima giornata di sole.

Mettiamo dunque nell’armadio il manierismo di Conte. Draghi si è presentato come un premier a cavallo tra neoclassico e romanticismo, professando uno stile capace di unire, per usare le parole dall’archeologo Winckelmann, una nobile semplicità e una quieta grandezza, senza dimenticare le passioni che animano la politica.

Tommaso Nutarelli

 

 

 

 

 

Tommaso Nutarelli

Redattore de Il diario del lavoro.