Nella serata di ieri una delegazione della Cgil Nazionale e della Filctem Cgil ha incontrato l’onorevole Andrea Orlando, responsabile Industria per il Partito Democratico, l’onorevole Chiara Braga, Capogruppo del Pd alla Camera, e i deputati eletti nelle liste del Pd nei territori dove insistono gli impianti di cracking di Eni Versalis.
“Abbiamo ribadito con forza la netta contrarietà al piano industriale di Eni Versalis che prevede l’immediata chiusura di due dei principali impianti di cracking operanti in Italia (Priolo e Brindisi), confermando tutte le ragioni del dissenso sul protocollo d’intesa presentato dal Governo nei giorni scorsi”, spiegano il segretario confederale della Cgil Pino Gesmundo e il segretario generale della Filctem Marco Falcinelli.
“Abbiamo stigmatizzato, ancora una volta, l’incoerenza e la debolezza dell’Esecutivo che, mentre decide di accettare supinamente la scelta dell’azienda, partecipata dallo Stato, di disimpegnarsi totalmente in questo settore strategico per tutta l’industria nazionale, insieme ad altri paesi dell’Unione Europea sostiene la necessita di un ‘Critical Chemical Act’ dell’UE che ponga al centro della strategia industriale europea la produzione di alcune di quelle molecole chimiche che proprio Eni Versalis vuole smettere di produrre in Italia”.
Per Gesmundo e Falcinelli si tratta di “un comportamento inspiegabile, ulteriormente aggravato – qualora la Commissione Europea decida di dare seguito alle richieste dell’Italia e degli altri paesi firmatari del ‘non paper sulla chimica di base’ così come anticipato dal Commissario Europeo Séjourné – dall’importazione di quelle molecole da paesi extraeuropei, sottoposte ad ulteriori tassazioni che renderanno proprio l’Italia uno dei paesi più deboli e meno competitivi d’Europa. Un capolavoro di schizofrenia politica, oltre che industriale”.
I due segretari Cgil dichiarano che “sono stati poi ribaditi tutti i dubbi del sindacato sugli effetti devastanti che si dispiegheranno, sia sotto il profilo occupazionale che sulle filiere produttive, non solo e già sui territori direttamente coinvolti, ma anche sui restanti impianti di Eni Versalis che operano in Emilia Romagna e Lombardia, evidenziando tutte le debolezze del piano di riconversione della chimica di base del Gruppo a partecipazione pubblica, a partire dall’impossibilità che Eni riesca a garantire effettivamente il mantenimento degli stessi livelli occupazionali, sia nelle produzioni dirette che negli indotti di Brindisi e Priolo”.
“Il protocollo d’intesa, che insieme a Regione Puglia e Regione Emilia-Romagna non abbiamo sottoscritto e che la regione Sicilia ha sottoscritto chiedendo modifiche rilevanti, è aleatorio, non definisce né tempi brevi né risorse certe per la riconversione dei due stabilimenti in chiusura e – sottolineano i dirigenti sindacali – non ha oggettivamente la capacità né di mantenere i livelli occupazionali degli indotti, né di garantire sugli inevitabili effetti negativi che si avranno sulle filiere produttive nei siti di riferimento. Si parla di oltre 20mila lavoratrici e lavoratori con nessunissima garanzia di mantenimento dei posti di lavoro né di prospettive di sviluppo”.
Infine aggiungono: “abbiamo chiesto ai rappresentati parlamentari del Pd di sostenere con forza la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori dei due impianti di cracking in chiusura e di fare il possibile per rivendicare l’esigenza di un cambio radicale di rotta da parte del Governo e del Ministro Urso sull’intero settore manifatturiero e industriale del Paese. Due anni ininterrotti di calo della produzione industriale, il repentino e crescente ricorso della cassa integrazione per l’industria del 47% rispetto al 2023, le migliaia di crisi aziendali e l’inarrestabile impoverimento del tessuto produttivo del Paese sono ormai la ‘questione politica nazionale’. Una questione – concludono – sulla quale c’è bisogno di uno scatto radicale trasversale, generale, di prospettiva”.