La Cgil e le categorie interessate dalla vertenza Eni Versalis, ovvero i Chimici, i Metalmeccanici, i Trasporti, gli Edili e il Commercio ( Filctem, Fiom, Filt, Fillea e Filcams) hanno deciso di dichiarare lo stato di agitazione a livello nazionale, e una manifestazione, altrettanto nazionale, sotto il Ministero delle Imprese in occasione del prossimo incontro col governo e l’Eni. Nel pacchetto delle proteste ci sono anche otto ore di sciopero, che la Filctem ha deciso di proclamare per tutti i lavoratori diretti impiegati negli stabilimenti coinvolti dalla vertenza Versalis. Nei prossimi giorni anche le categorie titolari della rappresentanza dei lavoratori in appalto definiranno le modalità specifiche delle proprie mobilitazioni.
È l’esito, molto negativo, del tavolo di confronto di ieri nella sede romana dell’Eni, che si è concluso con il brusco addio della Cgil alla trattativa, mentre sotto il grattacielo dell’Eur manifestavano contro le chiusure di Brindisi e Priolo circa duecento operai e un nutrito gruppo di parlamentari dell’opposizione.
La riunione con l’azienda viene descritta più come uno scontro che un confronto. Pino Gesmundo, segretario Cgil che segue la vertenza, spiega che “l’atteggiamento arrogante tenuto da Eni” ha portato la delegazione Cgil ad abbandonare il tavolo, che è comunque proseguito coi i sindacati Femca e Uiltec. Ma non solo: “l’incontro è stato caratterizzato da minacce alle organizzazioni sindacali, accusate di dichiarazioni false sull’occupazione”, rivela Gesmundo. Dichiarazioni peraltro mai smentite, sottolinea, “considerato che l’azienda non ha mai fornito dettagli sull’occupazione indiretta degli impianti in chiusura”, e anzi confermate “dalla decisione di procedere con il piano che prevede la chiusura dei cracking di Priolo e Brindisi”. Chiusure confermate oggi dalla stessa Eni, che nel presentare i dati di bilancio ha precisato anche di essere “impegnata nella trasformazione di Versalis, in risposta a un mercato europeo della petrolchimica profondamente deteriorato”, cessando “le attività relative allo steam cracking, in difficoltà per lo scenario europeo”.
Il piano include anche “la realizzazione di nuove iniziative industriali coerenti con la strategia di Eni, sia nella bioraffinazione che nelle iniziative di stoccaggio di energia, e potenzialmente anche nei data center e nell’intelligenza artificiale”. Eni prevede che in questo modo Versalis “raggiunga un Ebit a break even entro il 2027, un miglioramento dell’Ebit adjusted di circa 900 milioni entro il 2028 (rispetto al 2024) e una riduzione degli investimenti di circa 350 milioni rispetto al Piano precedente, che condurrà al pareggio del Fcf entro il 2028 con un Roace relativo alle nuove piattaforme di business di circa il 10% entro il 2030”.
Ma secondo il sindacato le chiusure previste comporteranno soprattutto “un effetto a catena che determinerà lo smantellamento dell’intero petrolchimico di Brindisi e Priolo, in prospettiva, e ricadute che porteranno alla dismissione anche degli impianti di Ferrara, Ravenna e Mantova”. Oltre alla chiusura di Ragusa già effettuata, e l’impatto sull’indotto che, considerato il rapporto 1 a 3 rispetto ai diretti, rischia di coinvolgere il destino occupazionale di oltre 20.000 persone, considerando oltretutto che i lavoratori metalmeccanici, quelli dei trasporti, gli edili e i lavoratori dei servizi (pulizie, ristorazione e vigilanza) “non sono stati affatto coinvolti nel percorso di confronto tra le Parti”.
“Il tutto – prosegue Gesmundo- esponendo il sistema Paese ad un’ulteriore dipendenza che comporterà una perdita aggiuntiva di competitività per l’80% delle imprese italiane”.
Per il segretario confederale della Cgil “in questo contesto appare del tutto incomprensibile l’atteggiamento dimesso e succube adottato dal governo”, sia del ministro Urso, sia di Palazzo Chigi, ‘’che dopo 23 mesi consecutivi di calo della produzione industriale non commenta e non ritiene di dover intervenire”.
Da domani, dunque, partiranno le assemblee dei lavoratori coinvolti, incontri pubblici con la cittadinanza, iniziative con le istituzioni locali, “per sensibilizzare tutti sulle gravi conseguenze che le scelte di Eni comporteranno al sistema Paese nel complesso e ai territori coinvolti in particolare” “Difendiamo il nostro futuro, difendiamo il lavoro, difendiamo gli interessi del nostro Paese. Il Governo – conclude Gesmundo – deve rispondere agli interessi generali e non piegarsi alla volontà di una singola azienda, peraltro partecipata, anche se potente ed economicamente determinante”.
Nunzia Penelope