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Risposta a Gaber

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Riccardo Barenghi
Settembre07/ 2021

Cos’è la destra, cos’è la sinistra? La domanda che si poneva e ci poneva Giorgio Gaber qualche decennio fa non ha ancora trovato una risposta definitiva nel tempo contemporaneo. Prima, nel secolo scorso, il dilemma era facilmente risolvibile: la sinistra stava al fianco dei più deboli e più poveri, la destra si schierava con i più forti e i più ricchi. Ovviamente si tratta di un’estrema semplificazione, che tuttavia rende l’idea. Ma oggi? Oggi la questione è più complicata da risolvere, malgrado la differenza di fondo stia ancora lì, immutata. Purtroppo però in questi ultimi trenta-quarant’anni in molti hanno lavorato per annacquare il confine ideale e politico, anche ideologico che non è una parolaccia, e soprattutto pratico, materiale. Una volta si parlava di classi sociali e conseguentemente di lotta di classe, che oltretutto veniva praticata nel paese, nelle fabbriche e in tutti i luoghi di lavoro.

Ma oggi? Oggi – e anche ieri e l’altro ieri – la lotta di classe è un vago ricordo, anzi per molti è un retaggio della peggiore politica, quella più antica, più vetero, quella insomma ormai sorpassata dalla modernità. Anche a sinistra. Oggi la lotta di classe ha lasciato il posto a lotte diverse, per i diritti sociali e individuali, per la liberta, (o le libertà), per l’ambiente, per la salute. Ecco, appunto: la libertà e la salute.

E sono proprio questi due concetti, che più che concetti sono questioni molto pratiche, molto reali, che marcano il confine tra la vita e la morte, che oggi distinguono la destra dalla sinistra. Stiamo parlando del Covid, ovviamente, di questo virus che ha stravolto la nostra vita da un anno e mezzo. Di esso e di tutte le conseguenze che si è portato dietro. Il mondo politico è stato completamente spiazzato dalla comparsa di questa pandemia. All’inizio ha balbettato, ha preso posizioni sbagliate e superficiali, soprattutto ha sperato che la bufera passasse in fretta e tutto tornasse alla normalità. Non è stato così, non è così. Ed ecco, allora, che sono riemersi i segni della lotta di classe, riveduta e corretta. In altri termini, sono riemerse le profonde differenze tra la destra e la sinistra. Dove la prima si è sperticata fin da subito nella difesa dell’interesse privato, individuale, mettendolo al centro di una fantomatica battaglia in difesa della libertà.  Mentre la seconda – cioè la sinistra – seppure con una certa fatica, è riuscita a far prevalere la difesa dell’interesse collettivo o generale (vedi in proposito le analisi di Bruno Trentin), e quindi della libertà di tutti contrapposta a quella di pochi. Della libertà e della salute.

A questo punto ci tocca, purtroppo, scendere nell’arena polverosa della politica. Ci tocca quindi parlare di Salvini e Meloni, di Letta e Renzi, di Speranza e Berlusconi, di Draghi e Mattarella. E allora vediamo bene che la vecchia lotta di classe ci si presenta davanti sotto mentite spoglie. Le spoglie di chi sta da una parte della barricata e chi dall’altra. La prima trincea, quella che in tutti questi mesi ha presidiato la destra, è composta da tutti coloro i quali non sopportano le regole, fossero pure quelle che servono a salvare la vita loro e degli altri. La seconda, quella occupata dalla sinistra, invece si preoccupa di tutti e non di pochi. E le regole le considera utili all’obiettivo di salvare più persone possibile. E contemporaneamente a rimettere in corsa l’economia del Paese.

Ecco perché il Capo dello Stato ha chiamato Mario Draghi a dirigere le operazioni, il quale peraltro si è decisamente schierato dalla parte della barricata dove si è piazzata la sinistra. Il suo predecessore, Giuseppe Conte, ha sempre dimostrato una certa ambiguità in materia, anche nei giorni scorsi, come peraltro tutto il Movimento Cinquestelle (vedi Virginia Raggi). Invece Sergio Mattarella si è messo dalla parte giusta, e pochi giorni fa ha pronunciato un discorso molto chiaro contro i no vax, i no pass, i no tutto…. Basti pensare alla questione più recente, quella dell’obbligo del green pass e di quello vaccinale. Obbligo, appunto, una parola, un concetto che solo a pronunciarlo fa saltare sulla sedia i leader della destra (fatta eccezione per Silvio Berlusconi e la sua Forza Italia, che in questa partita si sono rivelati più ragionevoli del previsto). La domanda che a questo punto tutti si pongono è la seguente: quanto potrà durare un governo sorretto da una maggioranza così eterogenea, quanto potrà resistere Matteo Salvini nella sua posizione “di lotta e di governo” (diciamo di lotta al suo governo), bersagliato tutti i giorni dalle cannonate di Giorgia Meloni che dall’opposizione è libera di dire e fare quel che vuole, e per questo viene premiata dai sondaggi che la mettono al primo posto tra tutti i partiti? L’altro giorno il leader della Lega è stato costretto a fare marcia indietro sull’estensione del green pass, anche perché una buona fetta del suo partito, capeggiata da Giorgetti, Zaia e Fedriga, non condivide le sue posizioni oltranziste. Ma fino a quando reggerà?

Certo ora siamo nel pieno del semestre bianco, che impedisce al Presidente della Repubblica di sciogliere le Camere e di indire nuove elezioni. Ma a febbraio, quando toccherà eleggere il suo successore, che succederà? Mattarella accetterà una proroga così che Mario Draghi potrà restare a palazzo Chigi per completare il lavoro? Oppure l’attuale premier verrà eletto al Quirinale grazie alle pressioni della destra che vorrebbe utilizzare quest’occasione per andare al voto anticipato, mentre la sinistra preme affinché i due restino al loro posto fino a nuovo ordine?

Al momento rispondere a queste domanda è impossibile, però nel nostro piccolo abbiamo risposto a Gaber: ecco cos’è la destra e cos’e la sinistra.

Riccardo Barenghi