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Crisi automotive, scende in pista la Safety Car della Fiom

Fernando Liuzzi
Fernando Liuzzi
Gennaio12/ 2022

“Un Piano straordinario sul settore dell’automotive è la proposta che come Fiom avanziamo al Governo.” E’ questo il cuore di una dichiarazione sottoscritta da Michele De Palma e da Simone Marinelli – rispettivamente Segretario nazionale e Coordinatore nazionale -, ovvero dai due responsabili per il settore automotive della Fiom, che è stata diffusa ieri dal sindacato metalmeccanici della Cgil.

Con questa dichiarazione, la stessa Fiom intende lanciare una campagna di assemblee territoriali di quadri e delegati intitolata Safety Car. Campagna il cui scopo è quello della “individuazione di un percorso unitario di mobilitazione nazionale” che punti, a sua volta, a far sì che “il settore possa continuare a garantire, nel nostro Paese, un futuro occupazionale e industriale”.

Già nei giorni scorsi, un appello “a svolgere un ruolo da protagonista”, con “la definizione di una strategia specifica”, era stato rivolto al Governo dalla Fim-Cisl. Appello che nasceva innanzitutto da un’analisi ravvicinata, quanto preoccupata, della situazione che si è venuta a creare per ciò che riguarda gli stabilimenti italiani del gruppo automobilistico Stellantis. Adesso è la volta della Fiom che, col testo reso noto ieri, allarga lo sguardo all’intero settore dell’automotive.

Secondo De Palma e Marinelli, il Governo dovrebbe mettere a disposizione “investimenti e strumenti per la trasformazione industriale e l’innovazione” e per “il rilancio della ricerca e dello sviluppo”, nonché “sostegni alla domanda privilegiando (…) il rinnovo delle flotte pubbliche”. Tutto ciò puntando alla “salvaguardia, alla crescita e alla rigenerazione dell’occupazione”.

“In assenza di questo Piano – sostengono i due dirigenti Fiom – sono a rischio decine di migliaia di posti di lavoro e il mantenimento di un settore industriale fondamentale per l’economia del nostro Paese.”

L’allarme della Fiom nasce dalla constatazione del fatto che, come scrivono De Palma e Marinelli, “pochi anni fa eravamo ai primi posti nella produzione di auto in Europa, mentre ora il nostro Paese è sceso all’ottava posizione”.

“L’automotive – spiegano De Palma e Marinelli – sta vivendo una profonda crisi: la pandemia, la scarsità e l’aumento del costo delle materie prime amplificano i problemi del settore.” Un settore rispetto al quale, secondo i due dirigenti Fiom, il Governo era già “privo di una visione strategica” che consentisse al nostro Paese di “affrontare la transizione tecnologica ed ambientale”.

Adesso “il confronto con il 2019, l’anno prima della pandemia – sottolineano De Palma e Marinelli – fotografa una situazione di netto declino. Nel 2021 la produzione nel settore ha perso il 9,4%”, mentre “le immatricolazioni sono diminuite di circa il 24%”. “Ad aumentare”, invece, è stato “il costante ricorso agli ammortizzatori sociali e il conseguente impatto negativo sui salari delle lavoratrici e dei lavoratori.” Infatti, prosegue l’analisi dei due sindacalisti, dall’elaborazione di dati Inps si può registrare che nel 2019 vi era già stato un ricorso a oltre 26 milioni di ore di Cassa integrazione. “Il dato allarmante” è però che nel 2021, fino al mese di novembre, “le ore di Cassa integrazione sono raddoppiate”, arrivando fino a un totale di “quasi 60 milioni”.

Può essere utile tornare a sottolineare, a questo punto, che l’analisi della Fiom non si riferisce solo al gruppo Stellantis, e quindi alla fabbricazione di autovetture intese come prodotto completo, con il relativo indotto, ma anche alla produzione di componentistica indirizzata oltre che a Stellantis ad altre case costruttrici, e quindi destinata prevalentemente all’export. Una produzione che, come è noto, è diffusa in varie parti del nostro tessuto industriale ed è caratterizzata da un peso non indifferente sull’insieme delle nostre esportazioni.

Ebbene, “con lo sblocco dei licenziamenti – prosegue l’analisi di De Palma e Marinelli – il settore dell’indotto automotive, che occupa circa 163 mila lavoratori, è stato quello più colpito, come dimostrano i casi di Gianetti Ruote, Gkn, Timken, Speedline, Caterpillar”.

“A queste crisi già aperte – spiega ancora il documento Fiom – rischiano di aggiungersi gli esuberi alla Vitesco di Pisa, alla Bosch di Bari e alla Marelli, in particolare negli stabilimenti legati ai sistemi di scarico e ai motori endotermici. Mentre per la Blutec siamo in ancora in attesa di una soluzione per il rilancio industriale e la continuità occupazionale del sito di Termini Imerese, e di una garanzia occupazionale per gli altri asset.”

E qui l’analisi della Fiom si allarga dal settore auto a quello degli autobus. “In questo scenario, occorre anche dare continuità al rilancio di Industria Italiana Autobus, prevedendo ulteriori investimenti per il rinnovo delle flotte pubbliche con mezzi prodotti nel nostro Paese.”

Ed eccoci arrivati alla parte del ragionamento Fiom che si riferisce più specificamente al Gruppo Stellantis e ai suoi diversi stabilimenti. “Nel Gruppo – sottolineano De Palma e Marinelli – c’è un sostanziale calo dei volumi produttivi. A fronte di una capacità installata di un milione e mezzo di veicoli, attualmente se ne producono solo 700 mila.”

“Nel Polo Torinese – affermano i due dirigenti Fiom – i volumi delle Maserati e della 500 Bev non bastano a saturare gli stabilimenti e a garantire la stabilità occupazionale. Nello stabilimento di Cassino i volumi delle Alfa non raggiungono la piena occupazione, e non basterà il lancio del nuovo modello Grecale della Maserati. Per Pomigliano e Nola, oltre alle garanzie per la produzione della Panda (l’autoveicolo più venduto in Europa), per raggiungere la piena occupazione occorrerà verificare i volumi produttivi del Tonale.”

A ciò si aggiunge che “il costante calo del mercato diesel impone di affrontare la transizione verso nuove produzioni per gli stabilimenti” motoristici “di Pratola Serra e Cento”. Inoltre, “a Termoli, dove si producono motori a benzina”,con i loro cambi, “la tenuta occupazionale si dovrà verificare con il consolidamento dei volumi del nuovo motore GSE 1.0 e con l’installazione della gigafactory ancora non confermata”. Infine, “negli stabilimenti di Atessa e di Melfi, che partivano da una condizione produttiva positiva, assistiamo ad una drastica riduzione dei volumi, rispettivamente, del Ducato e delle Jeep Renegade e Compass, nonostante gli investimenti per le linee elettriche”.
Ricapitolando, è per tutte queste ragioni che la Fiom “ha convocato gli attivi dei quadri e dei delegati del settore che si svolgeranno in tutte le Regioni con una campagna di assemblee territoriali dal titolo «Safety Car»”.

Questo ciclo di assemblee è iniziato ieri, martedì 11 gennaio, con l’attivo dei delegati della Toscana, svoltosi a Firenze. Giovedì 13 gennaio – informa il comunicato Fiom – un secondo attivo dei delegati si svolgerà a Zelarino, nei pressi di  Venezia. Lunedì 17 gennaio sarà la volta del Lazio, con un incontro che si terrà a Cassino. Giovedì 20 gennaio, la campagna proseguirà in Lombardia (a Brescia) e in Abruzzo, mentre venerdì 21 toccherà alla Puglia. Ancora in via di definizione sono poi gli appuntamenti relativi a Piemonte, Emilia-Romagna, Campania e Basilicata.

@Fernando_Liuzzi

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