• Oggi è: martedì, Maggio 18, 2021

Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

redazione
redazione
Aprile21/ 2021

AUDIZIONI
Giovedì 22 aprile 2021. — Presidenza della presidente della XI Commissione, Romina MURA. — Interviene il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando.

La seduta comincia alle 13.30.

Audizione del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando, sulle linee programmatiche del suo dicastero, anche in relazione ai contenuti della Proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza.
(Seguito dello svolgimento, ai sensi dell’articolo 143, comma 2, del Regolamento, e conclusione).

Romina MURApresidente, avverte che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.
Introduce, quindi, il seguito dell’audizione ricordando che nella seduta del 15 marzo scorso il Ministro Orlando ha svolto la propria relazione e si è quindi aperta la discussione, nell’ambito della quale sono stati posti al Ministro diversi quesiti.
Avverte, quindi, che nella seduta odierna avrà luogo la replica del Ministro Orlando, al quale cede la parola.

Il ministro Andrea ORLANDO svolge il proprio intervento in sede di replica.

Romina MURApresidente, ringrazia il Ministro e dichiara conclusa l’audizione.

La seduta termina alle 14.05.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.

INDAGINE CONOSCITIVA

Mercoledì 21 aprile 2021. — Presidenza della presidente della VII Commissione, Vittoria CASA. – Intervengono la sottosegretaria di Stato per la cultura Lucia Borgonzoni e la sottosegretaria di Stato per la difesa Stefania Pucciarelli.

La seduta comincia alle 13.40.

Indagine conoscitiva in materia di lavoro e previdenza nel settore dello spettacolo.
(Esame del documento conclusivo e approvazione).

Vittoria CASApresidente, introduce l’esame del documento conclusivo dell’indagine conoscitiva.

Interviene la sottosegretaria di Stato per la cultura Lucia BORGONZONI.

Alessandra CARBONARO (M5S) presenta una proposta di documento conclusivo.

Dopo un intervento di Vittoria CASApresidente, prendono la parola, per dichiarazione di voto, Michele NITTI (PD), Federico MOLLICONE (FDI), Chiara GRIBAUDO (PD), Gianluca VACCA (M5S) e Romina MURA, presidente della XI Commissione.

Nessun altro chiedendo di intervenire, le Commissioni approvano il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva proposto dalla deputata Carbonaro (vedi allegato).

La seduta termina alle 14.30.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.

INTERROGAZIONI

Mercoledì 21 aprile 2021. — Presidenza della presidente Romina MURA. – Interviene la sottosegretaria di Stato per il lavoro e le politiche sociali Rossella Accoto.

La seduta comincia alle 14.35.

5-05486 Gribaudo: Erogazione degli ammortizzatori sociali in favore dei dipendenti della Allfood Spa, impiegati presso il centro di ricerca ENEA «Casaccia».

La sottosegretaria Rossella ACCOTO risponde all’interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato.

Chiara GRIBAUDO (PD), ringraziando la sottosegretaria per la risposta, esprime il suo rincrescimento per il fatto che il ripetersi di vicende come quella che interessa i dipendenti della Allfood Spa costringa i parlamentari a presentare interrogazioni come la sua. Ancora una volta, infatti, la lentezza delle procedure di erogazione degli ammortizzatori sociali danneggia i lavoratori e le loro famiglie, in un momento drammatico come quello attuale. Augurandosi un cambio di passo in tale ambito, assicura il proprio perdurante impegno a verificare che, come assicurato nella risposta della sottosegretaria, siano corrisposti con tempestività le ulteriori mensilità dei pagamenti dovuti ai lavoratori della Allfood Spa.

5-05532 Lollobrigida: Esclusione del reddito del coniuge dalla soglia massima prevista per il riconoscimento agli invalidi civili totali percettori di pensione di inabilità dell’integrazione di cui alla legge n. 448 del 2001.

La sottosegretaria Rossella ACCOTO risponde all’interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato.

Walter RIZZETTO (FDI), in qualità di cofirmatario dell’interrogazione, ringrazia la sottosegretaria, dichiarandosi abbastanza soddisfatto della risposta, in particolare dell’impegno assunto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali circa un intervento finalizzato ad allineare gli importi dell’assegno di invalidità civile a livelli che, come disposto dall’articolo 38 della Costituzione e ribadito dalla Corte costituzionale, garantiscano a ciascuno mezzi adeguati alle loro esigenze di vita. L’aumento di tali importi non può essere lasciato ad una decisione amministrativa dell’INPS ma deve essere il frutto di una decisione del legislatore, che abbia per riferimento non già il reddito del nucleo familiare bensì quello dell’interessato. Sul punto, si riserva di valutare la presentazione di una risoluzione, la cui discussione consentirà di capire quale sia il livello ottimale dell’assegno, tenendo conto che il costo della vita degli invalidi è ben superiore a quello degli altri cittadini che percepiscono aiuti da parte dello Stato.

5-05668 Eva Lorenzoni: Salvaguardia dei livelli occupazionali dei lavoratori dei punti vendita del gruppo L’Alco.

La sottosegretaria Rossella ACCOTO risponde all’interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato.

Elena MURELLI (LEGA), in qualità di cofirmataria dell’interrogazione, da lei sottoscritta con grande convinzione, ringrazia la sottosegretaria per la risposta, che dà conto della proficua collaborazione tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Il Ministero dello sviluppo economico e la Regione Lombardia. Coglie l’occasione per ringraziare l’assessore regionale allo sviluppo economico, Guidesi, per l’impegno profuso nel favorire il confronto tra le parti. Si augura, quindi, che la vicenda, l’ennesima che coinvolge lavoratori dipendenti da aziende della grande distribuzione, possa concludersi in maniera soddisfacente, viste le prospettive illustrate dalla sottosegretaria.

Romina MURA, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni all’ordine del giorno.

La seduta termina 14.55.

SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 21 aprile 2021. — Presidenza della presidente Romina MURA. – Interviene la sottosegretaria di Stato per il lavoro e le politiche sociali Rossella Accoto.

La seduta comincia alle 15.

Documento di economia e finanza 2021.

Doc. LVII, n. 4, e Annesso.

(Parere alla V Commissione).

(Seguito dell’esame e conclusione – Parere favorevole).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 20 aprile 2021.
Romina MURApresidente, avverte che nella seduta odierna la Commissione esprimerà il parere di propria competenza alla V Commissione, ai sensi dell’articolo 118-bis del Regolamento, sul Documento di economia e finanza 2021.
Chiede, quindi, al relatore, onorevole Caparvi, di illustrare la sua proposta di parere.

Virginio CAPARVI (LEGA), relatore, illustra la sua proposta di parere.

Carmela BUCALO (FDI) preannuncia il voto contrario del gruppo Fratelli d’Italia sulla proposta di parere del relatore sottolineando che il suo gruppo, pur avendo votato a favore di tutti i precedenti scostamenti di bilancio, in questa occasione seguirà un orientamento diverso, anche in considerazione del fatto che il Governo non ha fornito alcuna informazione sulle finalità alle quali intende destinare le risorse aggiuntive.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole formulata dal relatore.

Disposizioni in materia di iscrizione contemporanea a due corsi di istruzione superiore.
Testo unificato C. 43 e abb.

(Parere alla VII Commissione).

(Seguito dell’esame e conclusione – Parere favorevole).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 20 aprile 2021.

Romina MURApresidente, avverte che nella seduta odierna la Commissione procederà all’espressione del parere di competenza alla VII Commissione.

Invita, quindi, la relatrice a formulare la sua proposta di parere.

Flora FRATE (MISTO-A-+E-RI), relatrice, illustra la sua proposta di parere.

Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole formulata dalla relatrice.

La seduta termina alle 15.10.

ATTI DELL’UNIONE EUROPEA

Mercoledì 21 aprile 2021. — Presidenza della presidente Romina MURA.

La seduta comincia alle 15.10.

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza delle retribuzioni e meccanismi esecutivi.
(COM(2021) 93 final).

(Esame, ai sensi dell’articolo 127, comma 1, del Regolamento, e rinvio).

La Commissione inizia l’esame del provvedimento.

Romina MURApresidente, ricorda che, ai sensi dell’articolo 127, comma 2, del Regolamento, l’esame della proposta potrà eventualmente concludersi con l’approvazione di un documento finale, in cui la Commissione esprime il proprio avviso sull’opportunità di possibili iniziative da assumere in relazione a tale atto.

Invita, quindi, la relatrice, onorevole Carla Cantone, a svolgere la propria relazione introduttiva.

Carla CANTONE (PD), relatrice, ricorda preliminarmente che la Commissione è attualmente impegnata nell’esame del testo unificato della proposta di legge n. 522 e proposte abbinate, che affronta proprio il problema della disparità salariale tra lavoratrici e lavoratori. Pertanto, l’esame della proposta di direttiva è perfettamente in linea con il lavoro che la Commissione ha da tempo avviato. Prima di addentrarsi nella illustrazione puntuale del contenuto della proposta, ritiene utile riassumerne i punti qualificanti, sui quali potrà concentrarsi l’esame in questa sede: l’affermazione del diritto alla parità di retribuzione tra uomo e donna per uno stesso lavoro; il suo inserimento nel Pilastro europeo dei diritti sociali; la necessità di superare le differenze esistenti in materia tra gli Stati membri; l’esame delle conseguenze della pandemia, che hanno interessato più le lavoratrici dei lavoratori; la necessità di rafforzare la trasparenza retributiva; la necessità di aumentare, attraverso la riaffermazione del principio della parità retributiva, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Venendo, quindi, al merito della proposta di direttiva, sottolinea che si tratta di un’iniziativa molto importante, sollecitata anche dal Parlamento europeo e preannunciata nella Strategia per la parità di genere 2020-2025, che tocca una delle questioni centrali per l’affermazione effettiva di una piena parità di genere.

Ricorda che il diritto alla parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore tra lavoratori di sesso femminile e maschile rappresenta un principio fondamentale dell’Unione europea, sancito nell’articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. La necessità di garantire la parità salariale è sancita anche nella direttiva 2006/54/CE, attuata a livello nazionale dal decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 5, che ha apportato modifiche al Codice delle pari opportunità tra uomo e donna di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198. Anche il Pilastro europeo dei diritti sociali include tra i suoi principi il diritto alla parità di retribuzione per un lavoro di pari valore.

Il principio della parità retributiva però continua a non trovare effettiva attuazione, come dimostrano i dati sul divario retributivo di genere, il cosiddetto gender pay gap, ossia la differenza nella retribuzione oraria lorda tra uomini e donne: sulla base dei dati EUROSTAT per il 2019, infatti, le donne guadagnano in media il 14,1 per cento in meno all’ora rispetto agli uomini.
Vi sono notevoli differenze tra gli Stati membri: si va dall’1,3 per cento in Lussemburgo al 21,7 per cento in Estonia. L’Italia si attesta al 4,7 per cento.

L’analisi dei dati, che è cruciale per la valutazione della portata del divario nei vari settori e nelle fasce d’età, evidenzia un divario retributivo di genere mediamente più elevato nel privato rispetto al pubblico. In Italia la differenza è notevole: il 17 per cento nel privato contro il 3,8 per cento nel pubblico.
Il divario retributivo è generalmente molto più basso per i nuovi arrivati nel mondo del lavoro e in particolare per i giovani e tende ad aumentare con l’età a causa delle interruzioni di carriera che le donne possono subire durante la loro vita lavorativa.

Tuttavia, un minore divario retributivo di genere non si traduce necessariamente in una maggiore parità. In alcuni casi, infatti, come quello italiano, divari retributivi più bassi tendono ad essere collegati ad una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Secondo EUROSTAT, il tasso di occupazione femminile in Italia è al 52,7 per cento (il più basso tra i Paesi dell’Unione europea dopo la Grecia). L’Italia è poi il Paese dell’Unione europea con il divario occupazionale di genere più ampio, pari al 19,9 per cento.
Se si considera inoltre il cosiddetto divario retributivo complessivo di genere (gender overall earnings gap – la differenza tra il salario annuale medio percepito da donne e uomini, tenendo conto dei tre principali svantaggi affrontati dalle donne, ossia retribuzione oraria inferiore, meno ore di lavoro retribuito e minore tasso di occupazione, il differenziale nell’Unione europea aumenta al 36,7 per cento e in Italia arriva al 43 per cento.
Diversi sono i fattori che contribuiscono al divario retributivo di genere, tra cui la minor partecipazione delle donne al mercato del lavoro, il lavoro invisibile e non retribuito, il maggior ricorso al tempo parziale e alle interruzioni di carriera, nonché la segregazione verticale e orizzontale basata su stereotipi e discriminazioni di genere.

Le donne sono sovra rappresentate in settori relativamente a bassa retribuzione, come l’assistenza e l’istruzione, mentre la percentuale di dipendenti maschi è molto alta – oltre l’80 per cento – nei settori meglio retribuiti, come la scienza, la tecnologia, l’ingegneria e la matematica (STEM). Le donne occupano poche posizioni apicali e dirigenziali: meno del 10 per cento degli amministratori delegati delle principali aziende è rappresentato infatti da donne.
Inoltre, le donne svolgono meno ore di lavoro retribuito rispetto agli uomini, ma più ore di lavoro non retribuito, dedicato alla cura di figli o familiari o ai lavori domestici. Solo l’8,7 per cento degli uomini nell’Unione europea lavora part-time, contro quasi un terzo delle donne (31,3 per cento).
Secondo la Commissione europea, anche la mancanza di trasparenza nei sistemi retributivi favorisce i pregiudizi di genere nella determinazione dei salari, così come la mancanza di certezza giuridica sui concetti di «pari valore» e di «retribuzione» e gli ostacoli procedurali incontrati dalle vittime di discriminazione che impediscono l’attuazione effettiva del principio della parità retributiva.

Con la proposta al nostro esame, la Commissione interviene proprio in questo ambito, stabilendo norme volte a rafforzare la trasparenza retributiva e a migliorare l’accesso alla giustizia per le vittime di discriminazioni retributive.

La necessità di intervenire è resa ancora più urgente dalla crisi pandemica in corso, che ha colpito in modo particolare le lavoratrici: le donne, più degli uomini, svolgono lavori interinali, a tempo parziale e precari e sono quindi più soggette alla perdita del posto di lavoro o alla cassa integrazione a seguito della crisi. Le donne, inoltre, si sono fatte carico di una quota consistente di responsabilità di assistenza a seguito della chiusura delle scuole e dei servizi di sostegno.
Venendo al contenuto della proposta, rimandando comunque per ulteriori approfondimenti e maggiori dettagli alla documentazione predisposta dagli uffici, segnala che essa consta di quattro capi e 34 articoli.

Il Capo I, composto dagli articoli da 1 a 4, reca le disposizioni generali. L’articolo 1 indica che la proposta stabilisce prescrizioni minime per rafforzare l’applicazione del principio della parità retributiva tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. La Commissione chiarisce di aver deciso di non modificare o sostituire la direttiva 2006/54/CE dato il suo più ampio ambito di applicazione, che riguarda la parità di trattamento tra donne e uomini in materia di occupazione e impiego. Secondo quanto previsto dall’articolo 2, la proposta si applica ai datori di lavoro del settore pubblico e privato e a tutti i lavoratori, che hanno un contratto di lavoro o un rapporto di lavoro quale definito dal diritto, dai contratti collettivi e/o dalle prassi in vigore in ciascuno Stato membro, tenendo in considerazione la giurisprudenza della Corte di giustizia. L’elenco delle definizioni contenuto nell’articolo 3 comprende sia definizioni mutuate dalla direttiva 2006/54/CE, quali quelle di retribuzione, discriminazione diretta, discriminazione indiretta, sia nuove definizioni specificamente connesse al diritto alla parità retributiva, quali livello retributivo, retribuzione mediana, divario retributivo mediano, quartile retributivo e categoria di lavoratori. Si provvede a specificare cosa comprende la discriminazione retributiva basata sul genere, ai sensi della direttiva, considerato che in tale ambito può verificarsi un’intersezione tra varie categorie di discriminazione legate, da un lato, al sesso e, dall’altro, ad altri fattori, quali l’origine etnica, le convinzioni personali.

Al fine di consentire ai lavoratori e ai datori di lavoro di valutare ciò che costituisce lavoro di pari valore, l’articolo 4 prevede che gli Stati membri stabiliscano strumenti o metodologie per valutare e raffrontare il valore del lavoro, rispetto a una serie di criteri oggettivi che includono i requisiti professionali, di istruzione e di formazione, le competenze, l’impegno e le responsabilità, il lavoro svolto e la natura dei compiti assegnati. Ciò fornisce la base per valutare se i lavoratori si trovino in una situazione analoga e svolgano un lavoro di pari valore.

La Commissione, nel considerando n. 10, chiarisce che la proposta non impedisce ai datori di lavoro di pagare in modo diverso i lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore, purché tali differenze siano basate su criteri oggettivi, neutri dal punto di vista del genere e senza pregiudizi.

L’articolo 4, paragrafo 4, integra poi due precisazioni stabilite nella giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea. Al fine di stabilire se i lavoratori si trovino in una situazione analoga, il raffronto non è necessariamente limitato alle situazioni in cui uomini e donne lavorano per lo stesso datore di lavoro, ma i lavoratori possono trovarsi in una situazione analoga anche quando non lavorano per lo stesso datore di lavoro se le differenze rilevate nelle condizioni retributive possono essere ricondotte ad un’unica fonte che stabilisce le condizioni di lavoro, compresa la retribuzione, ad esempio, derivanti dalle disposizioni di legge o da contratti salariali collettivi applicabili a diverse imprese, o quando le condizioni di lavoro sono stabilite centralmente per più organizzazioni o imprese all’interno di una holding o di un conglomerato; inoltre, il confronto non si limita a situazioni nelle quali i lavoratori di riferimento svolgano simultaneamente mansioni uguali alla parte ricorrente. Nel caso in cui non esista un lavoratore di riferimento reale, dovrebbe essere consentito un confronto con un lavoratore di riferimento ipotetico o l’utilizzo di altre prove che consentano di presumere eventuali discriminazioni.
Il Governo nella relazione, trasmessa ai sensi dell’articolo 6, comma 5, della legge n. 234 del 2012, segnala che l’articolo 4, paragrafo 4, della direttiva, potrebbe determinare un’incertezza interpretativa ed applicativa, in particolare a motivo del riferimento al lavoratore comparabile ipotetico. Su questo punto, pertanto, sarà opportuna una specifica riflessione nel corso dell’esame dell’atto.

Il Capo II, composto dagli articoli da 5 a 11, reca una serie di previsioni volte a rafforzare la trasparenza retributiva. Taluni adempimenti riguardano la fase prima dell’assunzione. All’articolo 5 si prevede, infatti, che i datori di lavoro dovranno fornire informazioni sul livello – o l’intervallo – retributivo iniziale nell’annuncio del posto vacante o prima del colloquio di lavoro e non saranno autorizzati a chiedere ai potenziali lavoratori informazioni sulle retribuzioni precedentemente percepite. In base all’articolo 7, i lavoratori dipendenti avranno poi il diritto di chiedere informazioni al proprio datore di lavoro sul loro livello di retribuzione individuale e sui livelli salariali medi, ripartiti per sesso, per le categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. Ai sensi degli articoli 8 e 9, specifici obblighi riguardano i datori di lavoro con almeno 250 dipendenti, che dovranno rendere pubbliche all’interno della loro organizzazione una serie di informazioni sul divario retributivo tra lavoratrici e lavoratori ed effettuare una valutazione delle retribuzioni, in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori, qualora emerga un divario retributivo di genere di almeno il 5 per cento non giustificabile in base a fattori oggettivi neutri dal punto di vista del genere. In sostanza, la proposta di direttiva configura una serie di obblighi concernenti la rendicontazione e la valutazione delle retribuzioni applicabili solo alle aziende con almeno 250 dipendenti. La Commissione motiva tale scelta, sulla base di un approccio proporzionato e in modo da ridurre al minimo i costi. Fa presente in proposito, tenuto conto della composizione del tessuto imprenditoriale specie di quello italiano, che gran parte delle aziende non sarà interessata da tali adempimenti. Segnala che già l’articolo 46 del Codice delle pari opportunità reca comunque previsioni per la redazione di un rapporto almeno biennale sulla situazione del personale maschile e femminile da parte delle imprese con più di 100 dipendenti, e che quindi la proposta di direttiva, per un verso, ha un ambito di applicazione più ridotto e, per l’altro, contempla uno spettro più ampio di informazioni a cui si dovranno adeguare le imprese con almeno 250 dipendenti.
Il Capo III, composto dagli articoli da 12 a 23, riguarda i mezzi di tutela e applicazione. In particolare, ai sensi dell’articolo 12, gli Stati membri devono garantire procedure giudiziarie volte a far valere i diritti e gli obblighi connessi al principio della parità retributiva tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. In base all’articolo 13, i procedimenti giudiziari o amministrativi possono essere avviati da associazioni, organizzazioni, organismi per la parità e rappresentanti dei lavoratori o altri soggetti giuridici interessati a garantire la parità tra uomini e donne. I ricorsi collettivi possono essere presentati solo dagli organismi per la parità e dai rappresentanti dei lavoratori. In base all’articolo 14, i lavoratori che hanno subito discriminazioni retributive di genere potranno ottenere un risarcimento, compreso il recupero integrale della retribuzione arretrata e dei relativi premi o pagamenti in natura. Ai sensi dell’articolo 16, spetterà al datore di lavoro, e non al lavoratore, provare che non vi è stata discriminazione in materia di retribuzione. Sulla base degli articoli 20 e 21, gli Stati membri dovranno inoltre introdurre sanzioni specifiche per le violazioni della norma sulla parità retributiva, compreso un livello minimo di ammende, e dovranno adottare misure appropriate per garantire che, nell’esecuzione di appalti pubblici o concessioni, gli operatori economici (compresa la catena di subappalto successiva) rispettino gli obblighi relativi alla parità retributiva tra uomini e donne.

Fa presente, da ultimo, che il Capo IV della proposta, composto dagli articoli da 24 a 34, contiene le disposizioni orizzontali e finali.

Considerato che la direttiva prevede un’armonizzazione minima delle prescrizioni, gli Stati membri possono introdurre o mantenere disposizioni più favorevoli ai lavoratori rispetto a quelle stabilite nella direttiva stessa. Sulla base della cosiddetta clausola di non regresso, prevista dall’articolo 24, non possono invece ridurre il livello di protezione in materia di parità retributiva tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. Ai sensi dell’articolo 25, gli organismi nazionali per la parità, istituiti a norma della direttiva 2006/54/CE, sono competenti per le questioni che rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva e, pertanto, come segnalato dalla relazione del Governo, sul piano nazionale andrà rivisto il meccanismo di finanziamento degli organismi di parità coinvolgendo il livello istituzionale territoriale. Secondo l’articolo 26, inoltre, gli Stati membri devono designare un organismo incaricato di monitorare e sostenere l’attuazione delle disposizioni giuridiche nazionali di recepimento della direttiva, il cosiddetto organismo di monitoraggio. La direttiva infine prevede norme per favorire il dialogo sociale: l’articolo 11 dispone che, fatta salva l’autonomia delle parti sociali e conformemente al diritto e alle prassi nazionali, gli Stati membri devono provvedere affinché i diritti e gli obblighi derivanti dalla direttiva siano discussi con le parti sociali. Inoltre, l’articolo 30 prevede che gli Stati membri possano affidare alle parti sociali l’attuazione della direttiva, laddove le parti sociali lo richiedano congiuntamente, a condizione che i risultati perseguiti dalla direttiva siano sempre garantiti.
La citata relazione del Governo segnala che il Codice delle pari opportunità tra uomo e donna necessita di essere allineato alle nuove disposizioni, in particolare per quanto riguarda i contenuti e le tempistiche di presentazione dei Piani triennali di azioni positive da parte delle pubbliche amministrazioni e dei Rapporti biennali da parte delle aziende, previsti dagli articoli 46 e 48 del medesimo Codice, nonché la struttura, i compiti e le risorse umane e finanziarie degli organismi di parità.

In conclusione, ricorda che, sul piano nazionale, la legge di bilancio 2021 ha istituto, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il Fondo per il sostegno della parità salariale di genere, con una dotazione di 2 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022, per interventi finalizzati al sostegno e al riconoscimento del valore sociale ed economico della parità salariale di genere e delle pari opportunità sui luoghi di lavoro. Richiama, infine, i contenuti del già citato testo unificato della proposta di legge n. 522 e abbinate, che reca disposizioni volte a sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e a favorire la parità retributiva tra i sessi, prevedendo, in particolare, che tra le fattispecie discriminatorie siano inseriti anche gli atti di natura organizzativa e oraria che, modificando l’organizzazione del lavoro, mettono la lavoratrice in una posizione di svantaggio, e che il rapporto biennale relativo alla situazione del personale sia redatto dalle aziende che impiegano più di 50 dipendenti, in luogo degli oltre 100 attualmente previsti.
Alla luce di quanto esposto, considerata l’importanza della proposta al nostro esame, ritiene che sia opportuno acquisire nel corso dell’istruttoria tutti gli elementi necessari per una sua attenta valutazione.

Elena MURELLI (LEGA), ringraziando la relatrice, ricorda che la Commissione è concorde sulla necessità di affrontare il gender pay gap, sia proseguendo l’esame del testo unificato delle proposte di legge n. 522 e abbinate, sia affrontando quello della proposta di direttiva all’ordine del giorno. Si tratta di un tema su cui l’Italia è stata sollecitata a provvedere dalla Commissione europea già nel 2019 e che a livello internazionale è affrontato in questi giorni anche dall’ONU, che indaga anche le disparità di genere nei Parlamenti dei Paesi aderenti.
Auspica, pertanto, che la Commissione intraprenda l’esame della proposta di direttiva privilegiando un approccio collaborativo, al di là delle divisioni politiche.

Romina MURApresidente, nessuno altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.20.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

Mercoledì 21 aprile 2021.

L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 15.20 alle 15.35.

AUDIZIONI INFORMALI
Martedì 20 aprile 2021.

Audizione informale di rappresentanti dell’INPS, nell’ambito dell’esame della proposta di legge C. 1033 Tripiedi, recante modifiche al decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, concernenti l’accesso anticipato al pensionamento per i lavoratori delle imprese edili e affini.

L’audizione informale è stata svolta dalle 15.35 alle 16.05.

SEDE CONSULTIVA
Martedì 20 aprile 2021. — Presidenza della presidente Romina MURA.

La seduta comincia alle 16.10.

Variazioni nella composizione della Commissione.

Romina MURApresidente, comunica che sono tornati a far parte della Commissione i deputati Pasquale Cannatelli, Ettore Guglielmo Epifani, Carlo Fatuzzo e Gianfranco Rotondi.
Comunica, inoltre, che hanno cessato di far parte della Commissione i deputati Wanda Ferro, Matilde Siracusano, Annaelsa Tartaglione, Simone Baldelli, Federico Fornaro, Roberto Rosso e Francesco Silvestri.

Documento di economia e finanza 2021.
Doc. LVII, n. 4, e Annesso.

(Parere alla V Commissione).

(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l’esame del provvedimento.

Romina MURApresidente, comunica che nella seduta odierna la Commissione avvia l’esame in sede consultiva del Documento di economia e finanza 2021, ai sensi dell’articolo 118-bis del Regolamento, segnalando che il parere di competenza sarà espresso nella giornata di domani, mercoledì 21 aprile.

Chiede, quindi, al relatore di illustrare il contenuto del documento.

Virginio CAPARVI (LEGA), relatore, ricorda preliminarmente il Documento di economia e finanza, insieme con l’annessa relazione, reca un aggiornamento degli obiettivi programmatici di finanza pubblica. L’aggiornamento prospetta uno scostamento finanziario dai precedenti obiettivi, per il quale è necessaria l’autorizzazione, da adottare con il voto della maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera.

Come indicato nella lettera di trasmissione alle Camere e nella premessa del Documento all’esame della Commissione, il Governo ha inteso avvalersi della facoltà, accordata dall’articolo 18, comma 3, del Regolamento (UE) 2021/241, di presentare alle Istituzioni europee, di norma entro il 30 aprile, un unico documento integrato che comprende il Piano per la ripresa e la resilienza (PNRR) e il Programma nazionale di riforma (PNR). Il Documento di economia e finanza, quindi, non contiene, come previsto dalla normativa nazionale, lo schema del PNR, che non sarà presentato separatamente ma unitamente al PNRR, che sarà definito nei prossimi giorni e presentato alla Commissione Europea nei termini previsti. Il Documento si compone quindi delle restanti due sezioni previste dall’articolo 10 della legge di contabilità e finanza pubblica, che recano, rispettivamente, lo schema del Programma di stabilità e l’analisi dello stato e delle tendenze della finanza pubblica.

Venendo ai dati macroeconomici contenuti nella prima sezione del Documento, le stime ufficiali dell’ISTAT evidenziano che il 2020 si è chiuso con una caduta del Prodotto interno lordo pari all’8,9 per cento in termini reali e al 7,8 per cento in termini nominali, un dato in linea con quanto previsto nella Nota di Aggiornamento del DEF dello scorso anno. Al fine di contenere l’impatto della pandemia sul sistema economico, da un lato, sono state previste misure di contenimento più mirate e articolate a livello territoriale e, dall’altro, sono stati adottati numerosi interventi di politica economica per un importo complessivo, nell’anno 2020, di 108 miliardi di euro, circa il 6,5 per cento del Prodotto interno loro, con misure che hanno, tra l’altro, consentito che il credito all’economia sia cresciuto nel 2020 malgrado la crisi. Tale misure hanno avuto un significativo riflesso anche sull’andamento della finanza pubblica, riscontrandosi un incremento dell’indebitamento della pubblica amministrazione dall’1,6 per cento del 2019 al 9,5 per cento del 2020 e un aumento del debito pubblico dal 134,6 per cento del 2019 al 155,8 per cento del 2020.
Con riferimento agli aspetti di interesse della Commissione, segnala che nel 2020 si è registrata una riduzione dell’11 per cento delle ore lavorate e del 10,3 per cento delle unità lavorative annue armonizzate (ULA). A fronte di questa contrazione, i dati dell’ISTAT contenuti nell’indagine sulle forze di lavoro registrano un calo meno pronunciato, del 2,8 per cento, per effetto del contenimento dei rischi di disoccupazione derivante dalle misure adottate in materia di cassa integrazione.

Nel complesso del 2020 le ore totali di CIG autorizzate dall’INPS sono risultate pari a 4,32 miliardi e si concentrano maggiormente in aprile e maggio, per poi ridimensionarsi sensibilmente, pur attestandosi su valori eccezionalmente elevati. Le ore effettivamente utilizzate, come accade di regola, sono tuttavia inferiori rispetto a quelle autorizzate. Le misure messe in campo per contrastare gli effetti dell’epidemia nel settore del lavoro ammontano complessivamente a 29,8 miliardi nel 2020, a 2,5 miliardi nel 2021, e a 0,3 miliardi nel 2023. In particolare, circa 18,5 miliardi di euro nel 2020 e 1,3 miliardi di euro nel 2021 sono stati destinati agli ammortizzatori sociali, mentre 9,2 miliardi nel 2020 sono stati destinati all’attribuzione di indennità una tantum in favore dei lavoratori autonomi, dei lavoratori dipendenti del settore del turismo, degli operai agricoli che presentano particolari requisiti, dei professionisti titolari di partita IVA, dei lavoratori iscritti al fondo pensioni dello spettacolo e di quelli domestici. Per favorire l’occupazione di lavoratori a tempo determinato e indeterminato per alcuni settori produttivi o impiegati in aree svantaggiate del Paese sono stati previsti sgravi contributivi per complessivi 1,8 miliardi di euro nel 2020, 0,7 miliardi nel 2021 e 0,25 miliardi nel 2023.
Il tasso di occupazione si è collocato al 57,5 per cento, tornando sui livelli del 2017, con una contrazione dell’occupazione più diffusa tra le donne (-3,4 per cento, –338 mila occupate) che per gli uomini (-2,3 per cento; –309 mila occupati), e ha interessato più i lavoratori non dipendenti (-4,1 per cento) che i dipendenti (-2,4 per cento). Una marcata riduzione, pari al 12,1 per cento, ha riguardato i lavoratori a termine mentre per gli addetti a tempo indeterminato il calo è dello 0,42 per cento. Il Documento evidenzia che la maggiore riduzione degli occupati a termine deriva, oltre che dalle mancate attivazioni e rinnovi dei contratti in scadenza dalla riduzione delle trasformazioni, anche nella maggiore concentrazione di rapporti di lavoro a termine nei settori più esposti alle conseguenze della crisi.

Il tasso di disoccupazione è invece diminuito nel 2020, al 9,3 per cento, dal 10 per cento del 2019, per effetto del minor tasso di partecipazione al mercato del lavoro indotto dalle misure di contenimento della pandemia. I soggetti in cerca di occupazione si sono, infatti, ridotti del 10 per cento, per complessive 257 mila unità e, specularmente, il numero di inattivi è aumentato del 5,6 per cento per un totale di 738 mila unità, portando il tasso di inattività al 36,5 per cento.
Il Documento evidenzia come si tratti di un trend globale, ricordando che le ultime stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) segnano nel 2020 una riduzione delle ore di lavoro a livello globale dell’8,8 per cento e del 9,2 per cento a livello europeo rispetto al 2019, circa quattro volte superiore rispetto a quanto sperimentato durante la crisi finanziaria del 2009. Sono inoltre richiamate le principali caratteristiche delle misure messe in campo in materia di ammortizzatori sociali dai diversi Stati europei.

In questo quadro, la produttività – calcolata come rapporto tra PIL e ULA – ha fatto rilevare un aumento dell’1,6 per cento, un fenomeno atipico all’interno di una fase di profonda contrazione del livello dell’attività economica.

Sul lato della spesa, si segnala il forte aumento delle prestazioni sociali in denaro, quantificato nella misura del 10,6 per cento, con una incidenza sul PIL del 24,2 per cento, in aumento di 4 punti percentuali rispetto al 2019. In tale aggregato, le prestazioni non pensionistiche sono state le più dinamiche, con una crescita del 36,3 per cento, a causa del significativo aumento della spesa per gli ammortizzatori sociali e per altri assegni e sussidi assistenziali, quali, in particolare il Reddito di emergenza e il Reddito di cittadinanza, le indennità introdotte per l’anno 2020 a favore di lavoratori autonomi e particolari categorie di lavoratori, per contrastare gli effetti economico-sociali della crisi epidemiologica. In particolare, gli assegni di integrazione salariale sono passati da circa 800 milioni nel 2019 a oltre 14,5 miliardi nel 2020, mentre gli assegni e sussidi assistenziali sono passati da 20,1 miliardi nel 2019 a 34,6 miliardi nel 2020.
Per quanto riguarda le previsioni per il quadriennio in corso, sul piano tendenziale, che incorpora gli effetti del PNRR nella versione presentata con la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NADEF) e rivista con la legge di bilancio per il 2021, nonché del cosiddetto decreto-legge «sostegni», attualmente all’esame del Senato della Repubblica, la crescita per il 2021 dovrebbe essere pari al 4,1 per cento, un dato sensibilmente inferiore al 6 per cento previsto dalla NADEF per il 2020. Tale dato tiene conto dell’andamento dell’economia del primo trimestre, più sfavorevole del previsto in considerazione degli effetti delle misure di contenimento adottate, che dovrebbe migliorare nei mesi successivi, anche per effetto della campagna di vaccinazione, che punta ad immunizzare l’80 della popolazione italiana entro la fine di settembre, e dei possibili sviluppi sul piano delle terapie. Grazie anche alle misure di stimolo dell’economia, il PIL salirebbe del 4,3 nel 2022, del 2,5 per cento nel 2023 e del 2 per cento nel 2024. Per quanto attiene alle previsioni sull’occupazione, in termini di unità di lavoro armonizzate si registrerebbe una crescita in tutto il periodo, rispettivamente del 3,5 per cento nel 2021, del 3,9 per cento nel 2022, del 2,2 per cento nel 2023 e dell’1,7 per cento nel 2024, mentre, in termini di forza lavoro, nel 2021 si prospetta un calo dell’1,2 per cento nel 2021, al quale farebbe seguito un aumento del 2,9 per cento nel 2022, del 2,1 nel 2023 e dell’1,6 per cento nel 2024. Il tasso di disoccupazione salirebbe nel 2021 al 9,9 per cento per poi diminuire progressivamente al 9,5 per cento nel 2022, all’8,8 per cento nel 2023 e all’8,2 per cento nel 2024. Sottolinea che, ovviamente, le previsioni sono strettamente legate al successo delle misure di contrasto della pandemia, essendo suscettibili di revisioni al rialzo o al ribasso in ragione della maggiore o minore efficacia di tali misure.

Sul piano programmatico, invece, le previsioni, oltre a riflettere un diverso percorso di rientro dell’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni, scontano gli effetti di ulteriori interventi che il Governo metterà in campo nei prossimi giorni. Si tratta, in particolare, di un nuovo pacchetto di misure di sostegno e rilancio, da adottare successivamente all’autorizzazione da parte delle Camere dello scostamento dagli obiettivi di bilancio, e l’adozione della versione finale del PNRR, che amplia le risorse complessive previste.

Con specifico riferimento allo scostamento per il quale si richiede l’autorizzazione, la Relazione al Parlamento del 15 gennaio scorso prevedeva un indebitamento netto dell’8,8 per cento del PIL nel 2021, del 4,7 per cento nel 2022 e del 3 per cento nel 2023, mentre con la relazione ora presentata si chiede di fissare il nuovo livello dell’indebitamento netto all’11,8 per cento del PIL nel 2021, al –5,9 per cento nel 2022, al –4,3 per cento nel 2023 e al –3,4 per cento nel 2024. In termini strutturali, l’indebitamento netto programmatico delle amministrazioni pubbliche si attesterebbe al 9,3 per cento del PIL nel 2021, al 5,4 per cento nel 2022, al 4,4 per cento nel 2023 e al 3,8 per cento nel 2024. Per quanto riguarda l’indebitamento netto strutturale delle pubbliche amministrazioni, nel quale sono escluse dal computo le misure una tantum e le variazioni imputabili alla congiuntura economica, il nuovo quadro prevede un tasso pari al 9,3 del PIL per il 2021, al 5,4 per cento per il 2022, al 4,4 per cento per il 2023 e al 3,8 per cento per il 2024. Il rapporto debito/PIL sarebbe fissato per il 2021 al 159,8 per cento e si ridurrebbe progressivamente negli anni successivi al 156,3 per cento nel 2022, al 155 per cento nel 2023 e al 152,7 nel 2024. Nel complesso, il Documento evidenzia che le previsioni macroeconomiche sono improntate alla prudenza e tengono conto della necessità di perseguire l’equilibrio dei conti pubblici, in particolare la riduzione del rapporto debito/PIL, sebbene il Governo condivida l’opinione che le regole fiscali europee debbano essere riviste allo scopo di promuovere maggiormente la crescita e la spesa per investimenti pubblici.

Per effetto dello scostamento proposto, l’indebitamento nel 2021 crescerebbe di 40 miliardi di euro, che aumentano a 43 miliardi di euro in termini di fabbisogno e a 50 miliardi di euro in termini di saldo netto da finanziare. Un ulteriore incremento dell’indebitamento è previsto in tutti gli anni successivi con valori che vanno dai 6 miliardi di euro del 2022 ai 2,42 miliardi di euro del 2034. Tali risorse saranno finalizzate principalmente a finanziare investimenti pubblici con risorse aggiuntive rispetto a quanto previsto dal PNRR.

Le risorse rivenienti dallo scostamento saranno destinate, oltre che alle spese per gli interessi derivanti dal maggiore disavanzo, al decreto in materia di sostegno e di rilancio di prossima adozione. In particolare, più della metà delle risorse nel 2021 dovrebbe essere destinata a sostegni ai titolari di partite IVA e alle imprese impattate dalla crisi da COVID-19. Saranno adottate misure per aiutare le imprese a coprire parte dei costi fissi, sia con sgravi di imposta sia con la copertura della quota fissa delle bollette e di parte dei canoni di locazione tramite crediti di imposta, sarà prorogata fino a fine anno la garanzia dello stato sul credito alle piccole e medie imprese (PMI) e sarà estesa nel tempo la moratoria sui crediti alle PMI. Saranno reintrodotti rinvii ed esenzioni di imposta già adottati nel 2020 e sarà innalzato il limite alle compensazioni di imposta. Il decreto-legge prorogherà le indennità a favore dei lavoratori stagionali e introdurrà nuove misure a favore dei giovani, tra cui uno sgravio fiscale sull’accensione di nuovi mutui per l’acquisto della prima casa. Saranno stanziate risorse aggiuntive per gli enti territoriali per la prosecuzione delle politiche di sostegno alle fasce più deboli, il sostegno ai trasporti locali e l’adozione di misure fiscali, quali la sospensione dell’imposta di soggiorno. Il decreto-legge incrementerà le risorse per il PNRR non coperte da prestiti e sussidi del meccanismo europeo, con la creazione di un Fondo di investimento complementare al PNRR, che avrà una durata decennale e darà copertura alle somme del Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) trasferite ai programmi del PNRR. Complessivamente, le risorse aggiuntive destinate agli investimenti nel periodo 2022-2026 ammontano a 18 miliardi, pari a circa un punto percentuale di PIL.

Per quanto riguarda il PNRR, la versione definitiva si baserà su un ammontare di risorse pari a 191,5 miliardi di euro, dei quali 68,9 miliardi corrispondono a sovvenzioni e 122,5 miliardi a prestiti. Grazie alle risorse del FSC e del Fondo di investimenti complementare, le risorse destinate al PNRR aumentano a 222 miliardi di euro, che – unitamente agli altri strumenti previsti dal pacchetto Next Generation EU – raggiungono un totale di circa 237 miliardi di euro. Le risorse della Resilience and recovery facility destinate a nuovi interventi sono pari nel complesso a 122,4 miliardi di euro, che crescono a 153,9 miliardi di euro considerando il PNRR «allargato».
Grazie a queste misure, il PIL reale crescerebbe, in termini programmatici del 4,5 per cento nel 2021, del 4,8 nel 2022, del 2,6 per cento nel 2023 e dell’1,8 per cento nel 2024, dati superiori a quelli tendenziali tranne che nel 2024, sia a causa del più elevato livello raggiunto nell’anno precedente, sia per via del moderato consolidamento della finanza pubblica. In sostanza, nel terzo trimestre del 2022 il PIL raggiungerebbe i valori registrati nel 2019, prima del manifestarsi dell’emergenza da COVID-19.

Anche per l’occupazione il recupero sarebbe complessivamente superiore a quello previsto nello scenario tendenziale: in termini di unità di lavoro, la crescita sarebbe pari al 4,9 per cento nel 2021, al 4,7 per cento nel 2022, al 2,3 nel 2023 e all’1,6 nel 2024, mentre, in termini di forza lavoro, nel 2021 si registrerebbe un calo dell’1 per cento nel 2021 e una crescita del 3,2 per cento nel 2022, del 2,1 per cento nel 2023 e dell’1,6 per cento nel 2024. Il tasso di disoccupazione sarebbe pari al 9,6 per cento per l’anno in corso, al 9,2 per cento per il 2022, all’8,5 per cento per il 2023 e all’8 per cento per il 2024. La dinamica prevista dell’occupazione in termini di unità di lavoro è più contenuta di quella del PIL, mentre è maggiore il recupero atteso per le ore lavorate; nel 2021 si registrerebbe, pertanto, un moderato aumento della produttività (0,6 per cento) che segnerebbe una leggera crescita lungo tutto l’orizzonte di previsione. Più in particolare, la crescita del costo del lavoro, pari al 2,6 per cento nel 2020, è stimata pari allo 0,6 per cento nel 2021, all’1,3 per cento nel 2022, all’0,9 per cento nel 2023 e al 1,2 per cento nel 2024. La produttività in rapporto al PIL, aumentata dell’1,6 per cento nel 2020, è stimata crescere dello 0,6 per cento nel 2021, dello 0,4 per cento nel 2022 e dello 0,3 per cento nel 2023 e nel 2024. Il costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP) in rapporto al PIL, aumentato dell’1 per cento nel 2020, è stimato crescere dello 0,1 per cento nel 2021, dell’1 per cento nel 2022, dello 0,6 per cento nel 2023 e dello 0,9 per cento nel 2024.
Per quanto riguarda i redditi da lavoro pubblico, che nel 2020 hanno registrato un incremento dello 0,3 per cento annuo, nel complesso si registra una riduzione della loro incidenza sul PIL in ragione della ripresa del medesimo prodotto. In valore assoluto si ipotizza, invece, un andamento legato in buona misura ai rinnovi contrattuali del triennio 2019-2021, in relazione ai quali si assume un’attività contrattuale limitata nell’anno in corso, la sottoscrizione di una quota rilevante di contratti nel 2022 e il completamento della tornata contrattuale nel 2023. In particolare, per la spesa per redditi da lavoro dipendente si stima in via tendenziale una crescita dell’1,8 per cento nel 2021, del 5,4 per cento nel 2022 e un calo dello 0,9 per cento nel 2023 e dell’1,3 per cento del 2024.

Come di consueto, nell’ambito dell’analisi sulla sostenibilità di lungo periodo delle finanze pubbliche, il Documento reca un’articolata analisi delle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico italiano, che nell’immediato risentono sensibilmente della forte contrazione del PIL registrata lo scorso anno.

Per quanto riguarda l’indicazione dei provvedimenti collegati alla manovra di finanza pubblica rilevano, per le materie di interesse della Commissione, il disegno di legge in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, quello per l’aggiornamento e il riordino della disciplina in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e quello in materia di salario minimo e rappresentanza delle parti sociali nella contrattazione collettiva. Possono inoltre presentare profili di interesse i provvedimenti relativi al riordino della disciplina in materia di prevenzione della corruzione, obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni e in materia di spettacolo, industrie culturali e creative e per il libro, nonché il disegno di legge quadro sulle disabilità.

Romina MURApresidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito del Documento di economia e finanza 2021 alla seduta convocata per domani.

Disposizioni in materia di iscrizione contemporanea a due corsi di istruzione superiore.
Testo unificato C. 43 e abb.

(Parere alla VII Commissione).

(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l’esame del provvedimento.

Romina MURA, presidente, comunica che nella seduta odierna si avvia l’esame in sede consultiva del provvedimento segnalando che la Commissione esprimerà il parere di competenza nella seduta di domani, mercoledì 21 aprile.

Invita, quindi, la relatrice a svolgere la sua relazione.

Flora FRATE (MISTO-A-+E-RI), relatrice, rileva che il testo unificato, che consta di sei articoli, è volto ad abrogare il divieto di iscrizione contemporanea a più università o corsi di studio universitari, disposta dal secondo comma dell’articolo 142 del regio decreto n. 1592 del 1933. Infatti, l’articolo 1, che abroga tale disposizione, prevede la possibilità per gli studenti di iscriversi contemporaneamente a due corsi di istruzione universitaria, anche presso più università, scuole o istituti superiori ad ordinamento speciale, purché non si tratti del medesimo corso mentre l’articolo 2 consente l’iscrizione contemporanea a due corsi di studio presso le università e le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica.

Per quanto di competenza della Commissione, segnala che l’articolo 3, in materia di diritto allo studio, prevede, al comma 2, la redazione, con cadenza annuale, di un programma da parte delle università e delle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica per favorire e promuovere la partecipazione degli studenti lavoratori a corsi di studio e ad attività formative successive al conseguimento del titolo.

Fa presente, poi, che l’articolo 4 disciplina le modalità di attuazione delle disposizioni introdotte dal provvedimento, mentre l’articolo 5 prevede la presentazione al Parlamento, da parte del Ministro dell’università e della ricerca, di una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni e una valutazione di impatto.

Rappresenta, da ultimo, che l’articolo 6 reca la clausola di invarianza finanziaria del provvedimento.

Romina MURA, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame alla seduta convocata per domani, nella quale si procederà all’espressione del parere.

La seduta termina alle 16.25.

COMITATO DEI NOVE
Martedì 20 aprile 2021.

DL 30/2021: Misure urgenti per fronteggiare la diffusione del COVID-19 e interventi di sostegno per lavoratori con figli minori in didattica a distanza o in quarantena.
Emendamenti C. 2945-A.

Il Comitato si è riunito dalle 11 alle 11.05.