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Come uscire da quota 100? La risposta in un libro di Giuliano Cazzola

redazione
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Maggio21/ 2021

E’ da alcuni giorni in libreria il saggio di uno dei nostri blogger, Giuliano Cazzola, dal titolo “La guerra dei cinquant’anni. Storie delle riforme e controriforme del sistema pensionistico”, con prefazione di Elsa Fornero (IBL libri). Pubblichiamo un brano in cui l’autore avanza una sua proposta per uscire dal groviglio di problemi che si porranno alla scadenza di “quota 100”.

A pensarci bene la disciplina, sfrondata da una nor­ma sperimentale temporanea, come “quota 100”, sa­rebbe “autoapplicabile” secondo il seguente schema: a) pensione di vecchiaia a 67 anni e almeno 20 anni di versamenti; b) pensione anticipata di vecchiaia (ex anzianità) facendo valere, a prescindere dell’età ana­grafica, 42 anni e 10 mesi se uomo, un anno in meno se donna. Anche in questo caso si tratta di una dero­ga giallo-verde che verrà a scadenza (salvo modifiche) alla fine del 2026; c) Opzione donna con 58 anni e 35 di contributi ma in regime interamente contributivo.

Ai tre capisaldi si aggiungono altre norme di carat­tere strutturale quali le tutele per i lavori usuranti e per l’accesso precoce al lavoro. Come rispondere, però, ai “difensori della fede” che si leveranno in coro a denunciare l’ostacolo di un nuovo “scalone” (da 62 a 67 anni per quanti non potranno avvalersi dei requisiti del pensionamento anticipato ordinario) sulla strada verso l’agognata pensione? «Come è duro calle lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale», rammenta il Poeta. È il caso però di porsi una domanda: che cosa ci sta a fare l’Ape sociale, una misura sempre riconfermata (sarebbe bene che diventasse strutturale) anche dallo stesso Governo Conte 1? L’Ape (anticipo pensionistico) sociale consiste in un’indennità, a favore di determinate categorie di sog­getti in condizioni di disagio famigliare, occupaziona­le e sociale, e spetta fino alla maturazione dei requisiti pensionistici di vecchiaia. La prestazione ha natura as­sistenziale, è a carico dello Stato ed erogata dall’Inps. Certo, le differenze tra l’Ape e una pensione sono evi­denti, soprattutto per il fatto che, nell’anticipo, sono previste delle condizionalità che non esistono nel caso del pensionamento di anzianità. È diversa la logica del­le due misure: l’Ape si rivolge (ci sono fino a 43 mesi di anticipo del trattamento) a chi ha un’esigenza effettiva di uscire dal lavoro il prima possibile; e può farlo a ca­rico dello Stato. “Quota 100″ e surrogati rientrano nelle scelte di vita della persona. E ciò potrebbe essere consi­derato un limite, per rimediare al quale potrebbe servire il ripristino dell’Ape volontario che risponderebbe, in­vece, a esigenze soggettive incondizionate. A suo tempo vennero fatti diversi esempi per dimo­strarne la convenienza. Non a caso le maggiori difficoltà ebbero riscontro quando l’Inps cercò di stipulare le con­venzioni con gli istituti di credito (un’esperienza di cui tenere conto se venisse ripristinato l’Ape volontario). Ci fu un fuggi fuggi generale, smentendo così quei critici che sostenevano che si volesse fare un favore alle ban­che. Solo un paio di importanti banche aderì all’opera­zione più per dovere che convinzione. Anche di queste difficoltà occorrerebbe tener conto”.