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Campania, Sgambati: veniamo da una situazione difficile ben prima del covid

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Eleonora Terrosi
Luglio23/ 2021

Alcune filiere hanno retto l’urto della pandemia ma altre, come l’automotive e l’aerospazio, stanno segnando decisamente il passo. È questo il quadro tracciato da Giovanni Sgambati, segretario generale della Uil Campania. Su Whirlpool, oltre all’atteggiamento incomprensibile da parte dell’azienda, sottolinea Sgambati, c’è stata molta superficialità anche dalle istituzioni. Giusta la proposta del ministro Orlando di tassare le multinazionali e sul green pass voluto da Confindustria non abbiamo ancora proposte reali, ma solo indiscrezioni giornalistiche.

Come sta vivendo la ripresa post-covid la regione Campania? Ci sono settori produttivi più in difficoltà di altri?

La Campania viveva già prima del covid in una condizione molto critica. La pandemia ha ulteriormente indebolito il contesto produttivo. Il settore dell’agroalimentare è quello che ha retto meglio all’impatto della pandemia perché viveva già in un trend di crescita, sicuramente, in parte, ha risentito delle chiusure delle attività ricettive ma complessivamente possiamo dire che ha mantenuto un buono stato di salute. Un altro settore che, in questo momento, gode di buona salute è quello legato alla produzione ferroviaria con le imprese HITACHI e tutta la filiera di Caserta. Sono le realtà che stanno uscendo meglio e non risentono della contrazione del mercato. Invece i settori che stanno vivendo maggiori difficoltà sono, solo per citare i più famosi, l’automotive e il settore aerospaziale. Per quanto riguarda l’automotive la crisi dovuta alla forte depressione del mercato colpisce specialmente l’indotto. Per quanto riguarda il settore dell’aerospazio dobbiamo gestire l’esubero di cinquecento lavoratori di Leonardo.

È reduce dalla manifestazione davanti al MISE contro i licenziamenti adottati da Whirlpool, quali sono le richieste presentate dai sindacati?

La manifestazione rappresenta la nostra volontà di combattere l’atteggiamento della multinazionale di assoluta chiusura alle nostre richieste, per esempio non accettando la proroga della cassa integrazione di tredici settimane. È la prima volta che notiamo un tale atteggiamento da parte di una realtà industriale che, invece, prima, era una delle più partecipative. Inoltre è la prima volta che assistiamo a una chiusura senza recepire alcuna salvaguardia sociale del territorio. Non possiamo accettare un tale comportamento. In più ci sono altre situazioni delicate nell’area e non possiamo permetterci che Whirlpool diventi un precedente negativo.

Cosa ne pensa della proposta del ministro Orlando di tassare le multinazionali per impedirgli di scappare dall’Italia? È una proposta concretamente realizzabile?

La proposta di Orlando è giusta. Tuttavia non potrà essere applicata retroattivamente quindi per Whirlpool dovremo agire su due piani: il primo avviare, insieme ai lavoratori, una campagna diretta ai consumatori, facendo presente che il marchio non tiene assolutamente conto delle condizioni sociali di un territorio. Infatti sappiamo bene che la pubblica opinione è dalla parte dei lavoratori. In secondo luogo, mantenendo sempre uno stato alto di mobilitazione tra i lavoratori, possiamo immaginare un intervento legale contro la Whirlpool che ha platealmente inatteso gli accordi precedentemente presi.

Quale è l’idea delle istituzioni per un piano industriale nella zona dello stabilimento Whirlpool?

Né il Ministero dello Sviluppo Economico né Invitalia hanno mai presentato proposte concrete per il territorio, nonostante le promesse non sono mai arrivati progetti effettivi da valutare.  Sicuramente, date le caratteristiche del sito serve che la prossima impresa abbia un connotato produttivo almeno pari a quello di Whirlpool ma con l’affidabilità di una grande impresa. Senza dubbio possiamo sottolineare una certa dose di superficialità da parte delle istituzioni, in tutti i governi che si sono avvicendati.

Venendo al rapporto con le istituzioni, com’è l’interlocuzione con l’attuale governo? C’è stato un cambio di passo con quello precedente?

Possiamo dire che già con il governo Conte 2 avevamo stabilito una buona interlocuzione, ora notiamo anche una maggiore disponibilità al dialogo. Tuttavia le valutazioni devono essere fatte sulle azioni concrete che, al contrario, sono un po’ in ritardo. A esempio siamo non vediamo ancora all’ordine del giorno il tema dei rinnovi contrattuali dei pubblici dipendenti. Tuttavia questo tema è importante non solo dal punto di vista della tutela contrattuale dei lavoratori, ma anche in ottica della crescita dei consumi nel Paese. È necessario, quindi, che presto questo dialogo si trasformi in decisioni condivise.

Cosa pensa dei progetti che coinvolgono la regione Campania per il PNRR?

Come ha detto giustamente sottolineato l’Arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia, secondo noi il PNRR avrebbe dovuto prevedere un maggiore equilibrio delle risorse. Era necessaria una maggiore capacità di investimento per e nel Mezzogiorno. In ogni caso riteniamo concreti gli impegni della ministra Carfagna che destinano il 40% delle risorse al Sud. In più riteniamo essenziale coinvolgere gli attori sociali, sia le sigle sindacali che quelle datoriali, sia a livello nazionale che sul territorio. Infine è necessario scegliere tra tutte quelle presenti le opzioni che creino più occupazione femminile e giovanile, i punti di maggiore sofferenza del mezzogiorno.

Tra le decisioni condivise che dovranno essere prese a breve termine c’è anche il tema riforma delle politiche attive del lavoro, cosa dovrebbe prevedere?

Sicuramente riteniamo essenziale che gli ammortizzatori sociali vengano trasformati in politiche attive. Ad esempio proprio in queste settimane abbiamo concluso un iter che era stato avviato ad aprile 2020 per la ricollocazione di lavoratori appartenenti alla categoria degli ultracinquantenni. Da questo percorso è emerso che è essenziale accorciare i tempi di decisione. E una strada per fare questo è quella dell’efficientamento della pubblica amministrazione, sotto un duplice aspetto: sia sotto il profilo dell’aumento dei lavoratori pubblici, sia promuovendo ulteriori investimenti digitali. E sottolineiamo sempre che questi investimenti, nel Mezzogiorno, devono essere più corposi per poter diminuire il divario attualmente presente.

Infine cosa pensa dell’idea di Confindustria di introdurre un Green pass obbligatorio per accedere ai luoghi di lavoro?

In realtà in questa fase non abbiamo proposte reali, siamo soltanto a livello di indiscrezioni giornalistiche. E da quello che leggiamo sui giornali, ciò che possiamo dire è che, tolte le volontà punitive dei datori di lavoro, quello della vaccinazione è un tema sostenuto da sempre anche dai sindacati. Le nostre campagne di vaccinazione, anche dentro le imprese, sono state sempre caratterizzate da un’alta partecipazione. Salvaguardare la sicurezza dei lavoratori è un tema centrale per noi, i comportamenti no vax sarebbero contrari a tutti i principi di sicurezza. Abbiamo bisogno di salvaguardare le singole persone ma anche la collettività e gli altri. Se invochiamo sicurezza all’interno delle imprese è inevitabile che anche il tema covid sia centrale. Tuttavia siamo contrari alle misure punitive da parte del datore di lavoro, la nostra opera deve essere di convinzione affinché tutti si vaccinino. Sarà dunque necessario trovare soluzioni in tutti i casi specifici di problemi oggettivi alla vaccinazione: tutti queste ipotesi devono essere risolte consensualmente, non con azioni punitive da parte del datore di lavoro.

Eleonora Terrosi