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“Agenda Landini” e “Agenda Sbarra”, le richieste dei leader al governo che sarà (mentre la Cgil si prepara a guidare l’opposizione)

Nunzia Penelope
Settembre16/ 2022

A pochi giorni dal voto, e a poche ore di distanza l’uno dall’altro, i leader di Cgil e Cisl sono scesi in campo per indicare al prossimo governo – quello che sarà – le proprie richieste. Luigi Sbarra ha parlato in conferenza stampa martedì 13, Maurizio Landini il giorno dopo, mercoledì 14, in una piazza a Bologna. Occasioni distinte nelle quali sono state presentate due “agende”: una in 10 punti per la Cgil, un’altra in 12 punti per la Cisl. Nei giorni precedenti Landini e Sbarra si erano incontrati personalmente, per confrontare le rispettive posizioni. E forse anche per questo, malgrado le ruggini tra i due leader, originate dallo sciopero separato della Cgil con la Uil di dicembre scorso, “agenda Landini” e “agenda Sbarra” risultano, in sostanza, quasi sovrapponibili, quanto meno sui temi più cruciali quali fisco, col il no secco di entrambi alla flat tax, e pensioni, con la richiesta di sostituire quota 100 con quota 41 prima della scadenza del 31 dicembre.

E ancora, entrambe le confederazioni chiedono che sia rafforzato il prelievo sugli extraprofitti delle società dell’energia, provvedimento che per Sbarra andrebbe esteso anche alle multinazionali del web e della logistica. A una sola voce anche la richiesta di un intervento forte su investimenti pubblici e mezzogiorno, così come quella di un piano per l’energia che riduca, o elimini la dipendenza dall’estero del nostro paese, puntando sulle rinnovabili. Entrambe le confederazioni chiedono anche una accelerazione decisa sulla realizzazione del Pnrr, coinvolgendo anche le forze sociali.

Sul tema lavoro la Cgil chiede l’abolizione del Jobs act (peraltro annunciata in campagna elettorale dal Pd), l’introduzione di un unico contratto d’ingresso per i giovani e un “Nuovo Statuto dei diritti per tutto il mondo del lavoro” ; la Cisl a sua volta rilancia lo “Statuto della persona”,  basato sul passaggio “dalle sole tutele sul posto di lavoro a quelle sul mercato del lavoro”, garantendo in questo modo maggiori protezioni sociali a prescindere dalla tipologia contrattuale. Differenze più sostanziali sul salario minimo: la Cgil lo ritiene necessario, accompagnato da una legge sulla rappresentanza, la Cisl lo esclude totalmente.  E ancora, la Cgil chiede la conferma del reddito di cittadinanza in funzione di mitigazione della povertà, la Cisl ritiene che l’attuale normativa vada migliorata, legando il sostegno al reddito con strumenti di politica attiva del lavoro.

Ma il dato che più accomuna i due leader è che entrambi sono riusciti a parlare a lungo delle rispettive attese dal prossimo governo senza mai dare un giudizio politico su quello che potrà essere l’esito del voto: entrambi sostenendo che l’unico giudizio possibile sarà nel merito delle scelte che il prossimo esecutivo (con tutta probabilità, e per la prima volta, di “destra senza centro”) saprà mettere in campo. “Giudicheremo l’albero dai frutti”, sottolinea Sbarra; “giudichiamo i governi per le loro azioni”, fa eco Landini.

E’ difficile intravvedere un indirizzo politico netto anche leggendo tra le righe dei giudizi e delle richieste elencate: Sbarra, per esempio, sembra in sintonia con Salvini nella richiesta di uno scostamento di bilancio, ma poi boccia totalmente il capo della Lega sulla flat tax; nello stesso modo, sembra venire incontro a Meloni quando afferma che sarebbe possibile “qualche adeguamento” al Pnrr in base alle nuove esigenze, mentre si torna in direzione Lega per quanto riguarda la riforma delle pensioni, su cui Salvini si è impegnato.  Per contro, Landini si colloca vicinissimo alla sinistra di Fratoianni, e in parte ai 5 stelle di Conte, ma lontanissimo dal Pd, quando esprime il giudizio negativo sulla gestione della partita Ucraina, ribadendo la propria fede pacifista. Così come è netto l’altolà alla destra di Giorgia Meloni, che vorrebbe cambiare la Costituzione in direzione del presidenzialismo: “non lo abbiamo consentito a Berlusconi e a Renzi, non lo consentiremo a Meloni”, è il messaggio. E c’è da credergli, considerando quanta potenza di fuoco la Cgil abbia messo in campo contro la riforma renziana del 2016, fino a farla fallire.

E tuttavia, la performance bolognese di Landini ha destato stupore in chi si aspettava, dal capo della Cgil, un appello di voto in favore delle forze progressiste. Ma “governi di destra e di sinistra in questi anni hanno sempre peggiorato le condizioni dei lavoratori”, afferma Landini, dunque “l’unico appello che faccio è per andare a votare: le urne vuote sono il vero pericolo per la democrazia. Poi, ognuno ha la sua testa, e con quella deciderà”. D’altra parte, “il sindacato rappresenta tutti”, e dunque i lavoratori di sinistra come quelli di destra, grillini e fratelli d’Italia o leghisti compresi. Difficile fare un appello al voto unidirezionale, e lo stesso vale per la Cisl.

La prudenza dei due leader però non significa che il governo non troverà l’opposizione dei sindacati: la piattaforma su fisco e pensioni è unitaria, e su quella le tre confederazioni potranno andare avanti compatte, mobilitandosi, se sarà il caso, in modo massiccio. Sbarra ha precisato che sulle pensioni, soprattutto, non si transige: “non esiste un piano B, c’è solo un piano A: entro dicembre deve esserci la soluzione, non accetteremo supinamente lo scalone post quota 100”, ha detto in conferenza stampa.

E se Sbarra auspica la creazione di un ”campo largo della responsabilità”, che operi per il bene comune del paese, da parte sua Landini, a Bologna, ha annunciato una lunga serie di iniziative di mobilitazione e lotta. Il 23 settembre, vigilia del voto, la Cgil sarà in piazza con i ragazzi di Friday for future per l’ambiente. Poi, l’8 ottobre, anniversario dell’attacco fascista alla sede di Corso Italia, si terrà a Roma una grande manifestazione e varie altre iniziative cui parteciperanno anche Cisl, Uil, associazioni, società civile ecc. Da lì inizierà un percorso, spiega il segretario, con l’obiettivo di coinvolgere molti diversi soggetti per creare “una grande rete democratica e antifascista: è questa – sottolinea Landini – la funzione fondamentale del sindacato”. Tra le righe di questo finale di discorso (concluso con lo slogan tradizionale: “al lavoro e alla lotta”), si potrebbe perfino intravvedere il nucleo di un ambizioso progetto landiniano: quello di proporsi come vera o comunque più forte opposizione al governo che verrà, soprattutto se la sinistra politica dovesse uscire con le ossa a pezzi dal voto del 25.

Nunzia Penelope