“Il comma 4 dell’art.1 del D.Lgs. n. 216/2023 stabilisce che, per gli acconti Irpef richiesti quest’anno in sede di dichiarazione dei redditi, si applichino le quattro aliquote vigenti fino al 2023 (ridotte a tre a partire dal 2024) e le relative detrazioni. Questo costringerà lavoratori dipendenti e pensionati a effettuare pagamenti non dovuti”. È quanto si legge in una lettera inviata dal segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari e dalla Presidentessa del Consorzio Nazionale Caaf Cgil, Monica Iviglia, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, e al Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo.
“Al fine di evitare un aggravio sui bilanci familiari, già in forte difficoltà a causa dell’alta inflazione cumulata negli ultimi anni, Vi chiediamo – proseguono Ferrari e Iviglia nella lettera – di intervenire con la massima urgenza per abrogare il comma citato e rendere, quindi, immediatamente operativi l’accorpamento delle aliquote Irpef e l’applicazione delle nuove detrazioni anche per il calcolo degli acconti”.
“In alternativa, chiediamo che l’Agenzia delle Entrate confermi la possibilità di adottare il “metodo previsionale” che consentirebbe ai contribuenti di bloccare, o ridurre, gli acconti non dovuti, senza subire alcuna sanzione. Tutto ciò – conclude la lettera – permetterebbe di svolgere fin da subito una campagna fiscale con regole chiare e trasparenti nei confronti dei cittadini, riconoscendo loro il pieno diritto a non anticipare somme indebite”.
E.G.