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What else, mister Trump?


What else? George Clooney ricorre a questa domanda retorica per pubblicizzare una marca di caffè ma l’interrogativo potrebbe essere ora applicato a Donald Trump. Che altro deve fare per suscitare una vera crisi di rigetto nella società americana, nella patria della libertà? Molestie sessuali, razzismo, muri, soldati per fermare carovane di migranti disperati, bambini strappati alle madri, sparatorie, intolleranza, legge del più forte, insulti, protezionismo, intelligenza con i russi, spregio delle regole, interessi personali, inquinamento, bagliori di guerra. Di tutto, di più. Manifestazioni di giovani per invocare lo stop alla vendita delle armi, cortei di donne per denunciare la dittatura maschilista, mobilitazioni a difesa dei diritti civili.  Eppure, commentando le elezioni di medio termine, il presidente può permettersi di definire il risultato “ un successo eccezionale”.

Certo, perde la maggioranza alla Camera ma conferma e rafforza la presenza al Senato. Un’anatra claudicante, non zoppa, come si usa dire in casi come questo. E’ prevedibile che riuscirà ancora a volare e, anzi, utilizzerà i no dell’opposizione come alibi per eventuali fallimenti (una tecnica di propaganda ben conosciuta anche da noi) e sventolerà le sue bandiere chiamando a raccolta gli americani contro i presunti nemici interni ed esterni (anche qui, chi vi ricorda?).  Ed è abbastanza certo che, a meno di clamorosi colpi di scena, si ricandiderà nel 2020 e se vincesse di nuovo, beh, vorrebbe dire che il mondo intero può staccare gli ormeggi da valori come la solidarietà e l’uguaglianza che sembravano eterni. I successi economici, che la Casa Bianca può vantare, dimostrano che i bisogni e le paure vengono prima delle idee e della morale.

Trump è magico, dicono i suoi sostenitori, in preda ad una sorta di pazzia politica. E allora viene in mente Novalis: “La pazzia collettiva, a differenza di quella individuale, cessa di essere pazzia e diventa magia”. La forte crescita dell’affluenza alle urne sembrava presagire il catalizzarsi del dissenso, nella presunzione che gli astenuti fossero perlopiù minoranze, emarginati, delusi e che il loro ritorno al voto avrebbe rivoluzionato i risultati. Ma neanche questo è bastato a sconfiggere il drago.  Entrano in Parlamento due musulmane e una nativa. Il Colorado avrà un governatore gay.  Esaltante il trionfo di Alexandra Ocasio-Cortez, portoricana del Bronx, che con i suoi 28 anni, sarà la più giovane ad entrare al Congresso. Una spinta femminile e generazionale che però non è riuscita a dare una spallata decisiva.

Il partito democratico resta diviso (dove è la notizia?) tra un’ala più socialista, alla Bernie Sanders, e una più istituzionale, i Clinton e lo stesso Obama. Non c’è ancora il nome del candidato alla presidenza e nemmeno un programma capace di suscitare consensi ed entusiasmi. E’ il dramma della sinistra e dei progressisti che, dagli Stati Uniti all’Europa, non sanno come arginare l’ondata della destra xenofoba e irrazionalista. La leggenda racconta che re Canuto, per fermare la marea, si fece trasportare con il suo trono sulla spiaggia e intimò: “Fin qui, e non oltre!”. L’acqua non ubbidì. Allo stesso modo, l’indignazione non basta a fermare Trump. What else?

 

Marco Cianca


07 Novembre 2018
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