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Rifiuti urbani


Roma, viale Aventino. Un tiepido, tardo pomeriggio. Sul marciapiede, a pochi passi dal palazzo della Fao, è sdraiato un uomo, a fianco di due indecenti cassonetti ricolmi di rifiuti. Ha le braccia allargate, come un Cristo inchiodato a terra. Un raggio di sole filtra tra le fronde di un attonito albero, cercando di fugare le prime ombre del lento tramonto. A sinistra, accanto al muro, un mucchietto di stracci e una donna ripiegata su stessa in posizione fetale, stretto al petto un orsacchiotto di pezza. Accanto, bella dritta appoggiata alla parete, una scopa. Lei, quando è in sentimenti, la usa per spazzare quel piccolo spazio che considera la sua casa. Un anelito di pulizia in questo zozzo mondo.

 I passanti gettano una furtiva occhiata e affrettano il passo, il disprezzo e la paura zittiscono la pietà. Si ferma solo una coppia, spinta da curiosa compassione.  L’uomo sembra morto. Ma no, ecco, respira. La barbona, magra, un’età indefinibile ma non vecchia, una bellezza sepolta dalle sofferenze, gli occhi azzurri luminosi, si riscuote dal torpore e fa cenno con il pollice rivolto avanti e indietro verso la bocca, a significare che il suo compagno di sventura ha bevuto troppo. Poi, pensando di non aver tranquillizzato abbastanza gli astanti e forse temendo che qualcuno chiami un’ambulanza o i carabinieri, si alza e, chinata sul poveraccio, lo schiaffeggia più volte, con forza. Lui apre gli occhi, stupito. Muove la testa, ripiega le braccia, borbotta qualcosa e riprende a dormire. Lei sorride, guardandosi attorno, come a dire: “Vedete? Va tutto bene”. No, non va bene niente. Ma facciamo finta che sia così. E i due dannati ripiombano nel letargo indotto da quel vinaccio in cartone, la loro droga a prezzi stracciati, che acquistano in un vicino supermercato con la poca elemosina racimolata.

Non sono né negri né zingari, Hanno la pelle bianca, cittadini europei, vengono da quei paesi dell’Est che vorremmo imitare nella caccia ai migranti, che alzano muri e considerano feccia tutti i miserabili. I nazifascisti li portavano nei campi di sterminio insieme con gli ebrei, i rom, gli omosessuali, gli oppositori. La soluzione finale, il forno crematorio per ridurre in fumo gli scarti dell’umanità.  Primo Levi ammoniva. “E’ accaduto, quindi potrebbe accadere di nuovo”.

Marco Cianca


15 Ottobre 2018
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