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Ilva, Bentivogli: scongiurata una possibile bomba ambientale


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Con l’approvazione a larghissima maggioranza da parte dei lavoratori, dopo 44 assemblee in cui abbiamo spiegato a tutti i 14mila lavoratori i contenuti dell’intesa raggiunta lo scorso 6 settembre al Ministero dello Sviluppo Economico tra Fim-Fiom-Uilm-Usb e ArcelorMittal, si chiude una delle vertenze più difficili del nostro paese, che solo grazie alla responsabilità del sindacato non si è trasformata in disastro occupazionale e ambientale.

Certo, con la ripartenza dell’Ilva il nostro sistema industriale segna un punto importante al suo attivo, però il fatto che lo spettro della chiusura abbia per lungo tempo aleggiato su Taranto dimostra l’immaturità delle nostre classi dirigenti e la percezione alterata che hanno non solo della rilevanza del settore manifatturiero, ma pure del giudizio che di noi si fanno gli investitori internazionali ogni qualvolta per ragioni di tornaconto politico si mettono in discussione assets fondamentali per l’economia italiana. Siamo andati avanti a discutere della chiusura dell’Ilva in un momento in cui la domanda di acciaio è ripartita e le nostre aziende sono costrette a rifornirsene in Germania. L’accordo sull’Ilva non modifica questo che è un connotato di fondo del Paese. Gli investimenti diretti dall’estero restano in Italia comparativamente bassi rispetto ai nostri partner europei perché l’habitat che offriamo alle imprese è inospitale: burocrazia inefficiente, giustizia lenta, infrastrutture scadenti, costo dell’energia troppo alto, diffidenza verso l’innovazione, e si potrebbe continuare.   Per essere competitivi è da qui che dobbiamo ripartire.

L’intesa resta comunque una buona notizia per ricostruire un rapporto nuovo tra territorio e impresa.

Solo in Italia la produzione di acciaio e ambiente fa a pugni, complessivamente l’accordo porta in dote 4.2 mld di investimenti per il rilancio del siderurgico, 1,25 industriali, 1,15 ambientali a cui si sommano 1.2 mld sequestrati ai Riva per le bonifiche e l’ambiente.  Risorse ingenti che serviranno a rendere sicuro, sostenibile ambientalmente e competitivo il sito tarantino. L’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale di Taranto è la più restrittiva d’Europa. È giusto perché c’è quasi mezzo secolo di ritardi da recuperare. Ora è il momento di aprire un confronto che le associazioni ambientaliste per fare fronte comune nel monitoraggio degli impegni presi e la salute di lavoratori e cittadini.


13 Settembre 2018
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