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Redattore de Il Diario del lavoro

Salvini-Di Maio, un’idra a due teste


La sensazione è che questo governo somigli sempre di più a un’idra a due teste, dove ogni volta che una delle due anime fagocita un pezzo di realtà, l’altra non può che digrignare le fauci, anche contro la propria controparte, per non rischiare di essere messa in disparte.

È stato un fine settimana caldo quello tra il vicepremier e ministro dell’Interno Salvini e la magistratura. Il casus belli è stato l’avviso di garanzia inviato a Salvini dalla procura di Palermo in merito alla vicenda della nave Diciotti, nella quale il titolare del Viminale è indagato per sequestro di persona.

Una situazione che non ha scoraggiato il  tenace Ministro. All’utente della rete infatti non sarà di certo sfuggito lo show salviniano su Facebook, dove, in pieno stile reality, ha letto, in diretta, il contenuto della lettera. L’occasione perfetta per lanciare l’ennesimo attacco alle istituzioni.

“Io sono stato eletto dagli italiani, i giudici no” tuona cupo Salvini. Ancora una volta l’investitura popolare diviene la scusante per il politico di turno per dare sfogo alla crescente intolleranza delle regole e delle istituzioni, dove i pesi e i contrappesi del sistema democratico sono visti come zavorre, pronte a frenare la forza vitale del cambiamento. I selfie compulsivi alla fine di un comizio o i bagni di folla nella festa popolare di turno sono diventati il passe-partout per l’esercizio del potere.

Subito pronta la replica dell’alleato pentastellato. L’altro vicepremier, Luigi Di Maio, e il Guardasigilli Alfonso Bonafede, ammoniscono il comportamento del leader della Lega. Troppo forte è l’impronta berlusconiana nello show di Salvini. Un balzo nella Seconda Repubblica, intollerabile per i fautori del governo del cambiamento.

Eppure i grillini non sono di certo estranei all’insofferenza e allo scardinamento delle istituzioni, quando queste sono viste come intralci al conseguimento dei loro scopi. Rimane salda al primo posto la richiesta d’impeachment per il Presidente Sergio Mattarella, seguita dall’idea di organizzare una contro-manifestazione per la festa della Repubblica.

In ogni caso, dopo i toni bellicosi, al forum Ambrosetti di Cernobbio si sono notati i toni più distensivi da parte di Salvini nei confronti della magistratura.

Di certo il leitmotiv non cesserà di presentarsi alle nostre orecchie: gli italiani ci hanno eletto, ogni altra cosa può andare a farsi benedire. Un atteggiamento ancor più esasperato dal numero uno del Carroccio, che continua a ripetere che 60 milioni di italiani hanno scelto il cambiamento, infischiandosene del fatto che il suo partito abbia incassato un onesto 17%.

Se solo il Pd (che alle scorse elezioni ha preso tre punti percentuali in più della Lega) mostrasse almeno un decimo dell’energia di Salvini, assisteremo a tutt’altra opposizione.

Rimane, infine, il popolo, a metà strada tra oggetto inerte e complice silente, usato a piacimento del politicante di turno.

Tommaso Nutarelli
@tomnutarelli

 


10 Settembre 2018
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