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Ilva, Emiliano lancia un’altra offensiva contro la trattativa con ArcelorMittal. E Di Maio passa le carte all'Anac


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Poco dopo le ore 21,0 di ieri, martedì 10 luglio, il Ministero dello Sviluppo Economico ha emesso un comunicato stampa tanto breve, quanto clamoroso.

Leggiamolo insieme: “ ‘Prendiamo atto della lettera che il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, ha appena fatto pervenire al Ministero dello Sviluppo Economico’, esordisce il Ministro Luigi Di Maio.” Punto e a capo.

“In questa lettera si denunciano irregolarità sulla gara con cui ArcelorMittal si è aggiudicata Ilva.” E, anche qui, punto e a capo.

“Per completezza – conclude Di Maio – rendiamo pubblica la lettera.”

Ancora punto e a capo. E poi, in allegato, la riproduzione di una lettera di due pagine su carta così intestata: “Regione Puglia, Il Presidente”.

Lettera firmata, appunto, dal Presidente della Regione, Michele Emiliano, e che si apre facendo riferimento al “decreto del 5 giugno2017”con cui il Ministero dello Sviluppo Economico “ha autorizzato la cessione del gruppo Ilva in favore di AM InvestCo Italy srl”.

Ebbene, tale “aggiudicazione”, scrive Emiliano, ha seguito “una procedura ad evidenza pubblica che, tuttavia, mi permetto di segnalarLe, presenta zone d’ombra che andrebbero chiarite al fine di accertare se effettivamente tale aggiudicazione sia avvenuta in favore della migliore offerta”.

Infatti, incalza Emiliano, “dall’esame della documentazione resa ostensibile dal Ministero (…) non emerge quali siano stati i criteri (predeterminati) di aggiudicazione del contratto che avrebbero ‘vincolato’” il Ministero stesso “a preferire la società AM InvestCo srl alle altre partecipanti, tra le quali - in particolare – la cordata AcciaItalia spa”.

Anzi, Emiliano si spinge sino a scrivere che “la preferenza accordata alla AMI srl appare incongrua”. Segue una serie di considerazioni che, per brevità, qui non riassumiamo, ma possono essere lette nel testo completo della missiva.

Arriviamo quindi alla altisonante conclusione: “Per quanto rappresentato, in considerazione dell’importanza e della delicatezza, sia sul piano occupazionale che ambientale, delle prospettive future del siderurgico tarantino, Le sarei grato se volesse disporre opportune verifiche sulla correttezza della procedura di gara espletata, eventualmente avvalendosi dell’Anac, organo deputato istituzionalmente alla vigilanza e controllo delle procedure di affidamento di contratti ad evidenza pubblica. Ossequi. Michele Emiliano”.

A prima vista, siamo di fronte a un serio testo di carattere istituzionale con cui un’alta carica, quale è un Presidente di regione, in questo caso il presidente della Regione Puglia, si rivolge a un ministro, in questo caso il biministro Di Maio - che è anche , come ricordato in indirizzo, Vice Presidente del Consiglio dei Ministri - per denunciare la presenza di “zone d’ombra che andrebbero chiarite” in un atto importante quale l’aggiudicazione del gruppo Ilva ad AM InvestCo, e richiedere, quindi, di “disporre opportune verifiche sulla correttezza della procedura espletata”. E ciò “avvalendosi”, eventualmente, “dell’Anac”, ovvero dell’Autorità nazionale anti-corruzione”.

In realtà, a nostro avviso, siamo di fronte a un attacco politico di inusitata violenza contro due obiettivi.

In primo luogo, contro l’ex responsabile del dicastero di via Veneto, ovvero contro Carlo Calenda, che, nel giugno del 2017, e fino a tutto l’aprile di quest’anno, ha ricoperto l’incarico di Ministro dello Sviluppo Economico. Il quale, con questa missiva, viene sostanzialmente accusato non solo di aver fatto una scelta sbagliata, e questo in politica è sempre lecito, ma di aver fatto una scelta segnata da “zone d’ombra” e di averla fatta seguendo una procedura la cui “correttezza” dovrebbe essere verificata dal capo dell’Anac.

E qui si impongono subito alcune considerazioni. Uno: quest’attacco arriva fuori tempo massimo. Calenda non è più Ministro per il semplice e banale motivo che il Governo di centrosinistra, guidato da Paolo Gentiloni, di cui Calenda faceva parte, non è più in carica. Due: almeno in teoria, Emiliano non faceva parte del’opposizione al Governo Gentiloni, avendo dato mostra di partecipare attivamente alla vita interna del Pd, ovvero dello stesso partito di cui Paolo Gentiloni è da anni uno dei massimi dirigenti e cui si è recentemente iscritto anche Carlo Calenda. Risulta quindi ancora più strano questo accanimento postumo contro un "compagno" di partito.

Ma il punto principale è un altro. L’attacco di Emiliano arriva fuori tempo massimo per un altro motivo. La gara per l’aggiudicazione dei “complessi aziendali del gruppo Ilva in Amministrazione straordinaria” si è conclusa, come ricordato dallo stesso Emiliano, nel giugno del 2017.

E non era una gara fra imprese esistenti, ma fra cordate formate ad hoc. Ed è quindi del tutto evidente che, a più di un anno di distanza, AcciaItalia, ovvero la principale concorrente di AM InvestCo Italy, non esiste più. Non ha quindi nessun senso, se non dal punto di vista dell’indagine storica, tornare adesso sulla vicenda dell’aggiudicazione.

E allora? Allora è anche evidente che Emiliano, che è certo persona intelligente, queste cose le sa. Qual è allora lo scopo di una mossa così apparentemente tardiva?

Per rispondere a questa domanda, occorre ammetterlo, ci muoveremo in un ambito congetturale. Nel senso che, a giudizio di chi scrive, il vero scopo della mossa di Emiliano è quella di creare ogni ostacolo possibile alla trattativa che il Ministro Di Maio ha, oggettivamente, riaperto con ArcelorMittal, il colosso franco indiano dell’acciaio che, fin dall’inizio, possiede la maggioranza di AM InvestCo.

In altre parole, nei confronti del biministro Di Maio Emiliano si comporta adesso in modo analogo a come si è comportato con il Ministro Calenda. Per mettere i bastoni fra le ruote della trattativa fra sindacati e AM InvestCo, nel novembre del 2017 Emiliano assunse l’iniziativa di proporre un ricorso al Tar di Lecce avverso al Dpcm del settembre 2017, ovvero contro il Decreto governativo che aveva una funzione essenziale per consentire la realizzazione della parte ambientale dei progetti industriali di AM InvestCo. Un’iniziativa, questa, che è poi naufragata quando lo stesso Tar pugliese giunse alla conclusione che la vicenda Ilva non aveva un valore meramente regionale e che, dunque, la sede competente per giudicare della validità del Dpcm doveva essere una sede di valenza nazionale.

Il fatto, a giudizio di alcuni osservatori, è che Emiliano, più che essere un uomo politico, è un magistrato prestato alla politica, o, per essere precisi, un Pubblico Ministero, cioè un magistrato dell’accusa autoprestatosi alla politica. Non potendo dunque più aprire fascicoli d’accusa in prima persona, gli viene naturale mettere altri nella condizione di avviare indagini al posto suo: ieri il Tar di Lecce, oggi l’Anac.

D’altra parte, a volte la concatenazione temporale degli eventi parla da sola. Lunedì Di Maio avvia un nuovo rapporto con ArcelorMittal, ed ecco che martedì sera Emiliano spara il suo colpo contro il rapporto fra il Governo italiano e la multinazionale siderurgica. Nel mirino di Emiliano, infatti, c’è, nientemeno che la validità della procedura della gara che, l’anno scorso, è stata vinta da AM InvestCo. Se salta quella salta tutto. O, quanto meno, tutto torna a fermarsi. E nessuno può dire fino a quando e fino a dove possa arrivare la pazienza degli imprenditori indiani. Anche, se, come è noto, la saggezza asiatica possiede grandi riserve di pazienza.

Più difficile capire cosa possa passare, in questi momenti, per la testa del bi ministro Di Maio. Il quale lunedì si è speso per aprire un nuovo rapporto con ArcelorMittal, mentre martedì sera ha prontamente risposto all’offensiva di Emiliano. E poi, mercoledì 11, ha annunciato di avere girato all'Anac la segnalazione dello stesso Emiliano.

Ora è evidente che per un uomo che, ancorché giovanissimo, si fregia del titolo di capo politico di un movimento che ha fatto del grido “Onestà!, Onestà!” il proprio inno, avere l'occasione di inviare delle carte relative all’azione del Governo precedente a un indirizzo che sa di indagini contro i disonesti, quale è l’Anac, deve suonare come un invito a nozze. E tuttavia, resta il fatto che, dopo il siluro lanciato da Emiliano, la vicenda Ilva è tornata a diventare ancora più complicata. E ciò non perché chi scrive abbia dubbi sulla correttezza dell’operato del Ministro Calenda, ma perché la prospettata entrata in scena di una Autorità come l’Anac sembra immaginata allo scopo di rallentare i tempi di una trattativa che, in termini industriali, prima ancora che giuridici, ha sempre meno tempo davanti a sé.

Come, nelle loro più recenti dichiarazioni, hanno mostrato di sapere i massimi dirigenti dei sindacati dei metalmeccanici (tra cui, in particolare, lunedì Marco Bentivogli e mercoledì Rocco Palombella). Ovvero dei sindacati che organizzano quei 14mila lavoratori, dipendenti dell’Ilva in Amministrazione straordinaria, che attendono con ansia la conclusione di una vicenda che coinvolge così direttamente il futuro loro e quello delle loro famiglie.

 

@Fernando_Liuzzi


11 Luglio 2018
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