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Almirante e i fascisti per caso


Giorgio Almirante, quando un giornalista, magari durante una tribuna elettorale,  gli poneva una domanda polemica, rispondeva tagliente ma educato: “Lei è un ignorante, nel senso che ignora…”. E poi proseguiva con le sue argomentazioni che andavano in senso opposto rispetto a quelle dell’interlocutore. Ragionamenti non condivisibili da chiunque conservasse una solida cultura antifascista, forzature della storia, equilibrismi verbali.  Eppure parole che avevano un loro fascino e alimentavano, come la fiamma nel simbolo del partito, l’orgoglio missino. Fucilatore di partigiani, lo accusavano i manifestanti di sinistra che urlavano di volerlo a testa in giù. Stupì tutti il giorno della morte di Enrico Berlinguer, quando andò a rendere omaggio alla salma del dirigente comunista.

Chissà che direbbe oggi, di fronte a quei consiglieri cinque stelle del comune di Roma che hanno approvato la proposta di intitolargli una strada, salvo poi fare marcia indietro sostenendo che non sapevano bene chi fosse e cosa stessero votando. E’ questo l’aspetto più sconcertante di tutta la vicenda. A sorprendere non è tanto l’opportunità o meno di mettere su una targa un nome e un cognome indelebilmente associati alle leggi razziali e alla repubblica di Salò, quanto il clima di confusione e di smemoratezza che ottenebra il dibattito pubblico.

E’ come se fossimo all’anno zero della Repubblica e l’ostentato cambiamento celasse una lobotomia di massa. Tutto e il contrario di tutto. Si può chiedere la messa in stato d’accusa del capo dello Stato e dopo un parsec dargli atto di saggia autorevolezza. Gridare onestà ed essere ghermiti dalla rete della corruzione. Invocare la difesa dei propri diritti e calpestare quelli degli altri. Proclamare che destra e sinistra non esistono più. Diminuire le tasse e distribuire soldi. Statalisti e liberisti. Difendere gli interessi degli imprenditori e assicurare i lavoratori che sarà più difficile licenziare. Invocare leggi draconiane e consentire libertà di sparo. Garantisti e giustizialisti.  Il diavolo e l’acqua santa. Questo o quello per me pari sono. Tanto è sempre colpa degli altri, quelli venuti prima, che se ne fregavano del popolo e pensavano solo a spartirsi le poltrone.

Il livore sociale agisce come un oppio delle menti e delle coscienze. E i demagoghi al potere, nel vuoto pneumatico dell’opposizione, guidano la danza dell’irresponsabilità. Tana libera tutti. E dagli all’untore, immigrato o radical chic che sia. Guerra ai parassiti e ai privilegiati. E i rom sempre in prima fila nell’appello degli indesiderati. Voglia di pogrom (culturali, se non fisici), di ghetti, di purezza dell’italica razza (che non esiste). I novelli apprendisti stregoni hanno evocato un mostro irrazionale che ha bisogno di essere nutrito in continuazione con dosi costanti, o crescenti, di odio, di paura, di nemici da combattere. Molte delle cose che dicono e fanno sarebbero piaciute proprio ad Almirante. Ma loro non lo sanno, o non ci pensano. Ignoranti, nel senso che ignorano. Fascisti per caso.


19 Giugno 2018
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