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Le promesse di carta del governo giallo-verde e le difficoltà della sinistra


L’aspetto inedito  dell’odierno quadro politico, caratterizzato da un  bi-partitismo  di fatto (lega e Cinque stelle),  è il superamento del modello novecentesco  in cui le forze prevalenti nel paese, tra loro in opposizioni, si collocavano nel solco tradizionale della destra e sinistra storica.

Oggi i due partiti che si apprestano a governare il paese  rappresentano infatti il primo una destra sovranista di tipo lepenista e l’altro un centro estremo in cui le istanze della sinistra tradizionale, in esso pur presenti,  sono ampiamente controbilanciate da una visione in cui nel core c’è un solidarismo basato sul sangue di appartenenza da cui solo deriva il diritto alla cittadinanza.

Nel programma di governo questo punto è stato ampiamente declinato anche se la Sindaca Raggi, ancora pezzo da novanta della galassia grillina, in una intervista televisiva ha annunciato che a Roma non verrà applicato il principio che vieta ai bambini stranieri l’accesso agli asili nidi.

Uno dei punti più orribile del programma di governo che il Prof. Conte si appresta a varare. Un Professore di diritto privato  prestato alla politica che si è subito autodefinito avvocato dei cittadini, senza specificare quali siano i soggetti che godranno del suo patrocinio e se tra questi siano ricompresi gli stranieri regolari che, pur non essendo cittadini italiani, pagano regolarmente le tasse.

L’ambiguità e il compromesso al ribasso del programma di governo è stato già ampiamente analizzato. In esso c’è tutto e il contrario di tutto con alcuni clamorosi  effetti paradossi puntualmente  evidenziati sul Diario: oggi da Stefano Patriarca sui percettori di pensioni d’oro che, attraverso il taglio delle tasse, vedrebbero un incremento del loro assegno nonostante il ricalcolo su quanto effettivamente versato e qualche tempo fa da Giuliano Cazzola  sul danno che la riforma delle pensioni causerebbe alle lavoratrici  donne con l’introduzione della quota 100. Una misura utile solo per i lavoratori  maschi con tutto quello che ne comporta anche in termini di politiche non discriminatorie verso il sesso femminile

Sulla sanità il programma di governo  e quanto sostenuto finora dall’attuale  Capogruppo  Movimento alla camera  cinque stelle Giulia Grillo in predicato di sostituire  la Lorenzin al dicastero della salute ricalcano le migliori intenzioni della sinistra: potenziamento del Fondo Sanitario, valorizzazione della risorsa umana, abbattimento delle liste di attesa, contenimento dei tickets, implementazione dei servizi territoriali, calmieramento dei fondi integrativi etc.

Un refrain sempre udito in campagna  elettorale e mai realizzato che è stato favorevolmente accolto dalle componenti mediche, ivi compresi alcuni autorevoli rappresentanti  istituzionali  come Il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma Maggi che si è affrettato a manifestare il proprio plauso.

Peccato che per realizzare le giuste proposte della Grillo servano cultura, capacità di pensare a nuovi modelli organizzativi basati su una effettiva integrazione tra servizi e professionisti e soprattutto risorse.

Risorse che sono il lato dolente del programma del nascente governo in quanto il surplus per realizzare l’intero pacchetto di riforme della cosiddetta terza Repubblica va oltre i 100 miliardi di euro.

In questo malinconico teatrino in cui si prendono in giro i cittadini , anche gli italiani in questo caso, con promesse che resteranno carta straccia, quello che spicca ancora di più è la scomparsa della sinistra nelle sue diverse articolazioni.

Muto il PD,  ormai lacerato da una lotta intestina incomprensibile anche agli addetti ai lavoratori;  già sul punto di dividersi in mille pezzi la disastrosa esperienza di LeU. Ultima notizia quella che, dopo ampio e approfondito dibattito, sarebbe stata assunta la  determinazione di togliere dal simbolo il nome di Grasso. Il classico elefante che partorisce il topolino.

Se questo è,  dobbiamo rassegnarci per i prossimi 20 anni a dividerci tra grillini e leghisti sempreché  le  oligarchie dei due raggruppamenti non decidano di trasformarsi in un sol uomo e presentarsi uniti contro Berlusconi o contro quel nuovo soggetto che potrebbe nascere dalla fusione del partito di Renzi e Forza Italia o suoi frammenti.

Qualcuno nella sinistra sconfitta ha subito proposto come rimedio per uscire dalla crisi quello di dare avvio a un nuovo soggetto politico, a un nuovo partito. Sarebbe un altro tragico errore. Non è questo il tempo giusto. Prima bisogna capire dove si è sbagliato e perché si è perso ogni contatto con la società.

Sembrerà riduttivo ma bisognerebbe ricominciare a studiare,  ad interrogarsi sui fondamentali per riuscire a capire il tempo in cui viviamo e in cui la sinistra non sembra più avere diritto di cittadinanza. Restituire una visione della politica fatta di impegno  e di rigore intellettuale utilizzando i nuovi sistemi di comunicazione che hanno relegato in soffitta i tempi, seppur gloriosi,  del ciclostile e che impongono un nuovo modo di condivisione dei saperi. 

Un coinvolgimento attivo dei cittadini senza le opacità della piattaforma Rousseau e soprattutto la consegna del testimone a una nuova classe dirigente. Un ricambio generazionale senza il quale la sinistra rimane l’attuale cimitero degli elefanti capace solo di  accumulare sconfitte.


25 Maggio 2018
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