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LAVORO

La disoccupazione giovanile nell'UE, un appuntamento cruciale a Bruxelles


Secondo i recenti dati Eurostat, 3.722.000 giovani (Under 25) erano disoccupati nel 2017 nel EU28, una diminuzione del 380.000 rispetto all'ottobre 2016. I tassi di disoccupazione giovanile più bassi sono stati osservati in Germania (6,6%) e nella Repubblica Ceca (7,2%), mentre i più alti sono stati registrati in Grecia (40,2% nell'agosto 2017), Spagna (38,2%) e Italia (34,7%). Sebbene queste cifre dimostrino un progresso, la disoccupazione giovanile rimane ancora alta in tutta l'UE. Nell'ambito dell'iniziativa per l'occupazione giovanile, introdotta nel 2013 dalla Commissione europea, l'UE mira a sostenere le regioni e i paesi che hanno un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 25%. Nel giugno 2017 il Consiglio e il Parlamento hanno deciso di aumentare il bilancio di 2017-2020 per il €2,4 miliardi. Gli Stati membri hanno inoltre continuato ad attuare il piano di garanzia per i giovani per garantire che tutti gli individui sotto i 25 anni ricevano un'offerta di buona qualità entro quattro mesi dall'uscita dell'istruzione o dalla disoccupazione.

Percorsi alternativi all'apprendimento e allo sviluppo, come  sistema europeo di solidarietà, sono stati presi anche per garantire che venga soddisfatta la necessità di sviluppare skillssets pratici. Nonostante questi tentativi di mitigare il problema dell'occupazione giovanile, i giovani che iniziano le loro carriere continuano ad affrontare problemi strutturali rilevanti. La lunga pratica di offrire stage non retribuiti, servizi di protezione scadente per i giovani lavoratori, così come l'incoerenza tra il mercato del lavoro e le competenze coltivate durante il processo di apprendimento, continuano ad esistere. In Italia molto preoccupante è anche il crescente fenomeno degli inattivi o Neet, “Not in Education, Employment or Training”, “Né studenti né lavoratori”: giovani che non lavorano e non studiano, non frequentano corsi di formazione o di aggiornamento, e hanno smesso di cercare lavoro e sono diventati potenziali forze di lavoro.

Nel nostro paese il fenomeno è in aumento, i Neet italiani rappresentano circa un terzo dei Neet europei. Questi giovani, tra i 15 e i 29 anni di età, che nel 2016 erano circa 1.254.000, si possono dividere in due gruppi: le “potenziali forze di lavoro”, circa il 58% del totale, bilanciati tra i generi, e coloro che “non cercano e non sono disponibili a lavorare”, che rappresentano il restante 42 per cento, di cui il 72 per cento donne. Il tipico Neet che vive nel nostro paese è una donna, tra i 15 e i 29 anni, cittadina italiana, residente nel mezzogiorno, con istruzione secondaria di primo (scuola media, 51,6 per cento) o secondo grado (diploma, 37,9 per cento), che si dichiara casalinga. PricewaterhouseCoopers calcola che, tra i 35 paesi Ocse, l’Italia si trova al penultimo posto della graduatoria con un tasso di Neet del 35,0 per cento, preceduta da Grecia e Spagna con tassi rispettivamente del 31,3 per cento e del 29,0 per cento, appena prima della Turchia, ultima con un tasso del 36,3 per cento. Come dire: abbiamo uno dei maggiori potenziali lavorativi di giovani fino a 29 anni inutilizzato. PWC stima infatti, che se l’Italia nel lungo periodo riducesse i Neet fino a raggiungere i livelli tedeschi, incrementerebbe il Pil di 156 miliardi di dollari, in valore corrente 2017.

La Commissione Europea, per contrastare il fenomeno dei Neet ha deciso per l’Italia di rifinanziare nel 2018 il programma Garanzia Giovani fino ai 29 anni. Un migliore scambio di informazioni tra gli istituti di insegnamento, i datori di lavoro e i servizi per l'occupazione è necessario per sfruttare al meglio le potenzialità che ogni giovane ha. A livello Europeo la Commissione ha organizzato un simposio internazionale che  offre un'opportunità tempestiva e preziosa per affrontare le sfide che sostengono le tendenze della disoccupazione nell'UE e analizzare i modi in cui datori di lavoro, reclutatori, istituti scolastici e servizi per l'occupazione possono sostenere giovani a raggiungere il loro pieno potenziale. Inoltre, i delegati avranno la possibilità di esplorare strategie innovative per dotare i giovani delle competenze rilevanti per prosperare nell'attuale mercato del lavoro. 

Come esperte ed esperti  della materia  di politiche del welfare, siamo chiamati a rappresentare  gli ultimi sviluppi politici volti ad affrontare la disoccupazione giovanile a livello europeo;sviluppare soluzioni valide per stimolare l'occupazione giovanile e creare posti di lavoro di qualità con il sostegno di servizi di lavoro e le organizzazioni del datore di lavoro;elaborare strategie per minimizzare le disparità di competenze nell'attuale mercato del lavoro,comprendere l'importanza della formazione professionale;valutare il potenziale dell'imprenditorialità nell'affrontare la disoccupazione tra i giovani;partecipare a discussioni interattive e costruttive con le principali parti interessate nel settore dell'occupazione giovanile;discutere i modi per agevolare  una transizione più agevole dalla formazione all'ambiente di lavoro e colmare le lacune tra i fornitori di istruzione e datori di lavoro;condividere le migliori prassi in iniziative di sostegno ai giovani opportunità di lavoro.Ognuno di noi per il ruolo che svolge è chiamato a fare la sua parte.

23 Marzo 2018
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