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ECONOMIA

La “gig economy” ha i giorni contati?

Autore: Maurizio Ricci

I giorni d'oro della “sharing economy” o della “gig economy”, del lavoro “on demand”, insomma – per farla breve – di multinazionali come Uber e Deliveroo potrebbero essere contati. L'equivoco per cui chi presta la propria opera attraverso le varie piattaforme digitali sia un libero imprenditore e la piattaforma solo una mediazione fra domanda e offerta di servizi sta diventando, infatti, attraverso varie iniziative giudiziarie, sempre più trasparente.

Chi trasporta persone o pizze attraverso la città risponde, infatti, a ritmi, procedure, regole, compensi rigidamente dettati da Uber, Deliveroo e dai loro tanti concorrenti, non diversamente da quanto accadrebbe con un lavoratore dipendente, ma non ha le stesse tutele, protezioni sociali, retribuzioni: in media, hanno rivelato inchieste in vari paesi, un tassista Uber non raggiunge un compenso equivalente al minimo salariale.

A spingere i vari tribunali che stanno esaminando la questione in una direzione favorevole ai lavoratori è intervenuta, in questi giorni, la Commissione Ue di Bruxelles con una raccomandazione ai governi nazionali che equipara, senza sfumature, i lavoratori “on demand”, sul piano delle tutele sociali, ai lavoratori dipendenti. La raccomandazione deve essere approvata dai singoli governi e, dato che, in materia di protezione sociale, le competenze restano a livello nazionale, non è vincolante. Ma è una presa di posizione netta, da cui, prima ancora che un'influenza diretta sulle varie legislazioni, ci si può aspettare che diventi punto di riferimento per i tribunali chiamati a dirimere le dispute fra chi gestisce e chi pratica il lavoro “on demand”.ù

Tecnicamente, la raccomandazione riguarda il 40 per cento dei lavoratori occupati in Europa, perché comprende anche il vasto universo degli autonomi che, ad esempio in Italia, ma non in altri paesi, hanno in realtà varie forme di protezione. Ma, nei fatti, interessa soprattutto il mondo – in esplosione numerica in questi anni di crisi e post-crisi – degli atipici: part-time, temporanei, interinali, più quelli on-demand delle piattaforme o dei contratti a zero ore. L'80 per cento dei nuovi posti di lavoro, in questi anni, ha appena certificato l'Istat, rientra, in Italia, in queste categorie. Segno che, ormai, non riguarda solo i giovani e le donne, ma tutto il ventaglio dei lavoratori.

Purtroppo, l'aumento dei costi che una applicazione delle proposte della Commissione comporta rischia di far crescere la fuga verso il lavoro “nero”, soprattutto in paesi, come l'Italia, in cui l'evasione salariale e contributiva sono già largamente diffuse. Ma per le grandi piattaforme multinazionali come Uber è una scappatoia difficilmente praticabile, visto che la prova digitale della domanda, dell'offerta, della prestazione e del pagamento sono l'essenza stessa dell'attività.

Dunque, cosa dovrebbe aspettarsi un tassista Uber a Francoforte o un “ragazzo” in bicicletta di Deliveroo a Milano, se le raccomandazioni della Commissione venissero effettivamente applicate? Quello che siamo abituati ad associare al lavoro standard, a tempo indeterminato. E, dunque, la possibilità di essere retribuiti anche se malati, infortunati, invecchiati o appena diventati genitori. In altre parole, anche il lavoratore “on demand” avrebbe diritto all'indennità di malattia, ai periodi di maternità (e paternità), l'assicurazione antinfortuni, la pensione di vecchiaia e l'indennità di disoccupazione.

Un decisivo passo avanti per le decine di milioni di lavoratori atipici in Italia e in Europa, in qualche modo, però, sia pure a macchia di leopardo, già delineato – anche se poco rispettato – da molte legislazioni. Il vero terremoto riguarda le piattaforme digitali della gig economy che hanno fondato un vero e proprio modello di business – e di creazione di profitti – su una interpretazione opposta del rapporto con i lavoratori. C'è chi è pronto a scommettere che Uber non possa sopravvivere ad una rivoluzione come questa. O, meno drammaticamente, che debba reinventarsi.


16 Marzo 2018
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