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DIRIGENTI DEL TERZIARIO

Prorogato per un anno il contratto nazionale

Autore: Massimo Fiaschi

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La capacità con cui un’organizzazione sindacale rappresenta i propri associati, oggi, è sempre più strettamente legata alla comprensione degli scenari di riferimento e alla consapevolezza del proprio ruolo come parte (e come controparte) sociale. Per orientarsi al meglio in un mondo ogni giorno più incerto e complesso occorre dotarsi di strumenti adatti all’elaborazione di una visione multifocale.

Si tratta, in altre parole, di saper osservare l’evoluzione dei contesti in cui ci si muove,tanto da vicino quanto da lontano. Di cogliere le sfumature dei diversi punti di vista degli attori in scena. Di considerare sia l’interesse particolare di una categoria sia quello, più generale, dell’economia e della società. Di prendere le decisioni nei tempi e nei modi più appropriati, superando il vincolo di dovere per forza ottenere il consenso nell’immediato.Di stare con i piedi per terra pur guardando lontano. Tali strumenti si rivelano molto utili soprattutto quando ci si trova ad affrontare le scelte più impegnative: nel nostro caso sono quelle che riguardano il contratto nazionale della dirigenza, ovvero la vita e il lavoro di oltre 22mila manager impegnati nella guida di circa 8mila aziende del terziario in Italia.

Di recente abbiamo cercato di mettere in pratica la nostra capacità di visione multifocale, sul campo, nell’ambito delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale dei dirigenti del commercio, in scadenza alla fine del 2013. A luglio Manageritalia e Confcommercio hanno firmato un accordo che proroga la vigenza del contratto di un anno, fino al 31 dicembre del 2014. Guardando oltre gli schemi tradizionali del “gioco delle parti” abbiamo puntato sull’innovazione delle relazioni sindacali e sulla trasparenza, riducendo i tempi dei negoziati e dando risposte immediate ai lavoratori e alle imprese.

L’intesa prevede di bloccare gli aumenti contrattuali per 12 mesi. In cambio vengono adottate misure a sostegno dei colleghi più deboli (licenziati, disoccupati, esodati) e intraprese azioni volte a salvaguardare la sostenibilità dei Fondi contrattuali, che costituiscono l’asse portante del sistema associativo di Manageritalia. I Fondi infatti garantiscono l’assistenza sanitaria (Fasdac), la previdenza di secondo e terzo livello (Fondo Mario Negri e Associazione Antonio Pastore), la formazione professionale (Cfmt e Fondir) a 36mila associati tra dirigenti, quadri e alte professionalità, in attività e in pensione.

Pur esponendoci direttamente al rischio di ricevere dalla base delle critiche sul mancato aumento della retribuzione, l’intesa rappresenta una lungimirante assunzione di responsabilità. Con sei mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale del contratto, diamo un segnale di grande concretezza. I manager si fanno carico, in prima persona, del futuro delle aziende in cui lavorano. Si mettono in gioco per aumentare le possibilità di cogliere i flebili segnali di ripresa. I conseguenti vantaggi sulle prospettive dell’occupazione, non solo della categoria, sono evidenti.

Nell’immediato, d’altra parte, recuperiamo nuove risorse da indirizzare verso il welfare, sul quale già convergono diverse iniziative per le politiche attive,il reimpiego e l’autoimprenditorialità. Alcuni dei progetti in cantiere scaturiscono proprio dal contratto: è il caso di Managerattivo, affidato al Cfmt da Manageritalia e Confcommercio e finalizzato a valorizzare e sostenere il riposizionamento professionale dei dirigenti non occupati e a favorirne l’incontro con le Pmi. Altri sono realizzati insieme alle istituzioni,alle Camere di Commercio e ad altre organizzazioni sindacali, sia della dirigenza sia datoriali. Un esempio è Manager to Work, promosso dal ministero del Lavoro e attuato da ItaliaLavoro in partnership con Manageritalia e Federmanager, che investe 10 milioni di euro per sostenere il reinserimento dei dirigenti e dei quadri nel mercato del lavoro attraverso incentivi alla creazione di impresa e finanziamenti alle imprese che assumono.

L’intenzione è quella di dare risposte ai tantissimi dirigenti usciti dal lavoro (sono 56mila tra il 2008 e il 2012) e allo stesso tempo portare cultura manageriale e innovazione nel tessuto produttivo italiano, in particolare nelle piccole e medie imprese. L’obiettivo è quello di scatenare reazioni positive al di là del nostro interesse particolare, rilanciando l’occupazione qualificata e diffondendo competenze, a beneficio dell’economia e della società.

La possibilità di utilizzare gli strumenti della visione multifocale sul campo delle relazioni sindacali, per Manageritalia, scaturisce certamente dal peculiare bagaglio professionale che la propria base associativa si porta dietro.Crediamo, tuttavia, che il modello di welfare contrattuale e l’approccio alla bilateralità che abbiamo costruito – con realismo e lungimiranza - in quasi settant’anni di storia, sia un esempio virtuoso da replicare anche in altri contesti. Non solo nel terziario e non solo per la dirigenza.

Massimo Fiaschi


09 Ottobre 2013
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